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Full text of "luther-blissett"

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LUTHER 
BLISSETT 

a cura di 

Gilberto Centi 

l'impossibilità 
di possedere la creatura 
una e multipla 



Edizioni Synergon - (Percorsi 
LUTHER BLISSETT 

L'impossibilità di possedere la creatura una e multipla 
a cura di Gilberto Centi 

© Synergon srl via Frassinago 27 - 40123 Bologna 
Aprile 1995 



A mia madre 
che ha dialogato con gli Antagonisti 
compreso i Disaffiliati, ospitato i Ribelli 



LA COSPIRAZIONE 



Io sono Luther Blissett. 

Io mi rifiuto di essere limitato da qualunque nome. 
Io ho tutti i nomi e sono tutte le cose. Incoraggio tutti 
i gruppi pop ad usare questo nome. Voglio vedere 
migliaia di gruppi con lo stesso nome. Nessuno 
possiede nomi. I nomi esistono per essere usati da 
tutti. I nomi, come tutte le parole, sono arbitrari. 

Io attacco il culto dell'individuo, gli egotisti, i ten- 
tativi di appropriarsi dei nomi e delle parole e farne 
un uso esclusivo. Io respingo il concetto di copyright. 
Prendi quello che puoi usare. 

Io respingo il concetto di genio. Gli artisti sono 
come tutti gli altri. L'individualità è l'ultimo e il più 
pericoloso mito dell'occidente. 

Io affermo che il plagiarismo è il metodo artistico 
realmente attuale. Il plagio è il crimine artistico contro 
la proprietà. E' un furto e nella società occidentale il 
furto è un atto politico. 



5 



Io voglio che tutti usino il mio nome. Usa questo 
nome perché è il tuo. Questo nome non appartiene a 
nessuno. Diventa anche tu Luther Blissett. 

Io cerco l'illuminazione attraverso la confusione. Io 
prospero sul caos. 

Io sarò prosaico. I miei significati saranno semplici. 
Non alluderò a secondi significati. I secondi signifi- 
cati sono la creazione di chi non è capace di dare 
piena corporeità alla realtà. 

Demolisci la cultura seria. 

E ricorda: se la vita fosse semplice non ci darebbe 
nessun piacere. 

Luther Blissett 



(Documento su Internet postato da http://conspiracy.net/-bliss/ 
consp.html) 



6 



INCIPIT 

Dei Navigatori 



Vanno per strada o trafficano per casa parlando ad alta 
voce i parlanti solitari della Comunicazione Estrema. 

Poi noi che parliamo dentro, in una sorta di silenzioso 
vocalizzo del pensiero che percorre di continuo la veglia 
a confermare la necessità irrinunciabile a comunicare. E in 
parte, quando parliamo agli altri lo facciamo per provare 
che non siamo ologrammi, né il sogno sognato da un altro. 
Ma non basta, e così spargiamo attorno comunicazioni 
silenti del corpo e come lo vestiamo, della casa e come 
l'arrediamo, del movimento e del mezzo col quale lo 
facciamo. Tale è la produzione di segnali che non faccia- 
mo quasi altro che urlare la nostra identità o la sua 
appartenenza a tribù, status e faide. E' qui che tradiamo 
una incertezza che fatalmente si rovescia nella certezza di 
sé, ovvero la convinzione che ad esserci siamo soprattutto 
Noi. Ma a centomila miliardi di anni-luce esistiamo per- 
chè lo pensiamo così il ritratto che lanciamo in quanto 
"genere umano", se decodificato non è altro che un unico 
raccapricciante grido di istanze personali. Sedotti dall'Or- 
dine, ci adeguiamo soltanto alla suddivisione per tipolo- 
gie, scuole di pensiero, holding, sette, partiti, chiese e 



7 



piccoli paesi del Villaggio, nella Metropoli Globale Mul- 
timediale. 

E" l'ora di cena in una tranquilla sera italiana. 

Milioni di bocche spalancate e televisori accesi dietro 
porte blindate. 

Appartamenti con figli, arredo e genitori standard. La 
violenza sta chiusa nei ripostigli, che tira la catena. 

Nessuno sa più qual è il proprio posto con emozioni medie 
e vacillanti. 1 

E' finalmente il tempo della Relativa Quiete: nessuna 
sommossa giù in strada. Le Scelte e i Conflitti vanno in 
onda su più canali con primi piani e colori quasi naturali. 

E c'è una generazione transfert-catodica che non è più 
qui. E' entrata nel televisore sostituendosi alla propria rappre- 
sentazione. La realtà è uno spazio temporale che bisogna 
attraversare per poter tornare dietro al vetro. 

Il Sistema Informativo interpreta gli avvenimenti, li 
raccoglie e organizza per tendenze, in una sorta di serial 
dove ciascuna fascia sociale si riconosce e adegua. 

Dunque la Soluzione Globale pare essere vicina. 

C'è quiete, ma non è una qualunque quiete della sera 
perchè il suo nome è Assenza. Dove si nascondono i 
giovani 2 intesi come teppaglia decisa a cambiare le Regole 
del Giuoco, anzi il Giuoco? Come sopravviverà questa 
generazione mugugnante alla mediocrità del proprio 
balbettio? Dove sono finiti gli Angeli? Perchè non si fanno 
vivi i Demoni? Storicizzeremo la sostanziale acquiescen- 
za degli incendiari nati già pompieri nel tempo epocale 
della fine di un secolo, alla vigilia del Duemila: scansione 
mitologica temuta e sognata lungo mille anni? Eppure in 



8 



molti l'avevano previsto 3 . Il problema non è se ci si debba 
o meno scandalizzare bensì allarmare. 

Il Potere sembra non avere più nulla da temere: non 
produce più i suoi anticorpi deboli, i piccoli fuochi di 
rivolta. Non è che dorma. Muta, come mutano le micro- 
storie che controlla. Il problema vero sono i suoi strumen- 
ti. Esso non pensa e non ha un luogo , ma il linguaggio 
nuovo e drastico ci arriva. Il capitalismo che tutto ha 
sbaragliato sfonda le ultime trincee scavate dentro la 
coscienza. 

Questo pensiero dovrebbe bastare perchè si erompa a 
spezzare questa Sera italiana rituale e volgare. 

Negli interstizi della Modificazione, negli intervalli del- 
la realtà catodica, ora le Anomalie possono ramificare 
adattandovi strategie fluttuanti, ambigue, non facilmente 
individuabili. 

Il Conflitto ha teatri privilegiati utopici. Nella pratica si 
svolge ovunque e gli ultimi irriducibili l'hanno ben com- 
preso. 

E' così che "s'avanza uno strano soldato". Calpestando 
le macerie del Sogno Romantico, riducendo gli elementi 
di drammaticità con una proposta fondamentale: la fran- 
tumazione della propria identità. 

All'orizzonte si delinea l'arrivo di una entità collettiva, 
assunta da chiunque alla sua azione si riconosca e il cui 
nome è LUTHER BLISSETT. 

Una volta avvistata, questa entità antagonista produce 
l'urgenza di collocarla e prevederne la prossima mossa. 



9 



Ma è qui, neirincollocabilità e nell'atto della sorpresa, che 
LUTHER BLISSETT avvince e scompiglia fomentando il 
panico, il confondimento, la disarticolazione delle analisi. 

L'impossibilità di possedere la creatura una e multipla il 
cui nome - oggi - è LUTHER BLISSETT permette soltanto 
di indicarne l'arrivo come tromba d'aria i cui effetti po- 
tranno venir quantificati estoricizzat /soltanto quando sarà 
transitata. 

"Si è alzato il vento con polvere dentro. Forse un tempo- 
rale in arrivo" - disse, chiudendo le finestre qualcuno. 
Ignorando quanto fosse nel falso. E nel vero. 



NOTE 



(1 ) Joshua Meyrowitz, Oltre il senso del luogo, Baskerville, 1993, 
pp. 523-527. 

(2) "La situazione di privilegio (dei giovani) consiste nel fatto 
che essi non sono ancora inseriti nel sistema dei ruoli professio- 
nali e familiari che legano repressivamente i soggetti allo stato 
esistente: essi sono perciò in grado di penetrare e demistificare 
il sistema, di coglierne la logica repressiva dietro la facciata 
della tolleranza". 

Mario Moreno, Pscicodinamica della contestazione, ERI, 1969, 
p.39. 



io 



(3) Così scriveva, già ventidue anni fa, Eugenio Battisti, 
concludendo una raccolta di scritti pubblicati dalla rivista Se- 
minar dei Graduates Students di Storia dell'Arte della Pennsyl- 
vania State University (Arte e politica USA 1870/1970): 

"La presente crisi economica ridurrà a freno almeno una 
generazione di giovani, e la condizionerà al silenzio. Le previ- 
sioni, fatte in tal senso (...), la sociologia, la statistica, l'economia 
e l'esperienza di rilevamento dei polis sono profeti assicurati 
contro ogni speranza eccessiva. Possiamo già leggere, ben 
descritte in anticipo, anche con illustrazioni a colori, le nostre 
sconfitte di domani". 

in: L'albero solitario, a.c; di E. Battisti e L. Vitello, Guaraldi, 
1973, p. 339. 



il 



I 

LE CONDIZIONI 
PER L'ARRIVO 
DEI NAVIGATORI 

Noi siamo coloro che vengono dopo (1) 



Che epoca è, questa che viviamo? Alle innumerevoli 
definizioni date corrisponde l'oggettiva mancanza del 
rispecchiamento, della definizione nella quale più o meno 
ritrovarsi così come per i "fatti-monumento" del secolo 2 . 

Ma c'è un modo per capire o arrendersi. 

Proviamo a proiettare su grande schermo il nostro 
tempo, in bilico tra l'oggi e un futuro minimo quantifica- 
bile in quattro-cinque anni. 

Visualizziamo la Nuova Metropoli prossima ventura 
dove la rivoluzione è impossibile perchè "non si possono 
occupare il centro e i gangli vitali" 3 . 

Sullo schermo la visione aerea sembra non avere fine 
per assenza di riferimenti. E' una città esplosa che si 
estende su un territorio immenso, per centinaia di chilo- 
metri. Il potere è informatico e nomade. Ovunque dislo- 
cato, non è possibile individuarne il luogo 4 . Le aree di fuga 



13 



sono state raggiunte dall'estensione mostruosa, onnivora 
della Nuova Metropoli. Gruppi di resistenza alla Civiltà 
Televisiva sono già evaporati da tempo 5 . 

Dissolvenza 

Sullo schermo si rincorrono immagini e parole neo- 
medievali. Se più di 20 anni fa, per Eco & co. il Medioevo 
era già cominciato 6 , le conferme oggi sono disseminate 
nelle cronache. 



Carrellata su grandi folle e primi piani su fenomeni d'isteria 
collettiva. 

Come già accaduto alla scadenza della metà del secolo 
(1946-48), le Madonne piangono 7 . 

Sarà perchè nella nostra cultura, la crescente sovrapposizione 
di immagini, soprattutto televisive, tende ad un effetto di 
azzeramento del senso delle immagini stesse. Ciascuna imma- 
gine è relativa. Ciascuna annulla l'altra. Questa guerra delle 
immagini - e attraverso le immagini - finisce per suscitare una 
domanda di segni forti.. . 8 O più semplicemente perchè que- 
sto è un tempo di grande ritorno alla sfera della spiritualità 9 
e del mistero 10 . 

Piangono le Madonne, mentre è in atto una sorta di 
strage degli innocenti 11 e arrivano boati dalle oltre 50 guerre 
in corso in questo istante 12 . La gente si ama in modo in- 
quieto, o cibernetico 13 . Sul nostro schermo lunghe carrel- 



14 



late mostrano il popolo di robot: fanno gli operai, gli 
infermieri, i camerieri, i guardiani. Costruiscono, solitari, 
interi palazzi, fanno gli spazzini e possono riprodursi 14 . 

Medioevo (...) sciagura su sciagura. Bisognava pure che 
accadesse qualcosa d'altro e la gente se lo aspettava 15 . 

Primo Tempo 

Il film della nostra era è montato in maniera casuale e 
ininterrotta e sarà per questo che quanto vediamo è in 
fondo quel che siamo. 

Ecco le immagini satellitari ritrasmesse: lo squarcio 
ozonico, le mutazioni climatiche planetarie, l'oceano Pa- 
cifico che si gonfia con grande rapidità 16 . Segue - a con- 
trasto - l'incredibile panoramica su oltre un miliardo di 
uomini che vivono in "povertà assoluta" 17 . 

Proiezioni di dati elaborati al computer: l'8% degli 
abitanti del pianeta potrebbe scomparire entro i prossimi 
25 anni. Due quinti della zona emersa del pianeta sono 
aridi. Si estende il deserto: ogni anno vengono cancellati 
1 milione e 700 mila ettari di foresta pluviale. 

Quaranta milioni di persone muoiono di sola fame o de- 
nutrizione ogni anno. Il tasso di inquinamento globale è 
vicino all'esplosione, scarseggiano nuovi territori coltiva- 
bili e quelli coltivati sono in degrado 18 . 

A fronte, le città sono attraversate da orde barbariche 
colte da un'epidemia di violenza i cui limiti sono in 
continua estensione. 



15 



Enzensberger: "(...) I combattenti non sono più soltanto 
terroristi e polizia segreta, mafiosi e skinheads, spacciato- 
ri e squadroni della morte, neo-nazisti e gorilla. E' l'uomo 
comune che spesso si trasforma come d'incanto in hooli- 
gan, in incendiario, in serial killer. (...) Negli Stati Uniti (...) 
quelli che non scappano si barricano. 

In tutto il mondo le frontiere vengono fortificate per 
impedire l'ingresso ai barbari. E lo stesso si fà all'interno 
delle città costruendo isole sicure che vengono difese con 
tutti i mezzi, compresi quelli della moderna tecnologia: 
telecamere elettroniche, cani da guardia, torri di control- 
lo, interi quartieri nei quali l'accesso è consentito solo 
previa esibizione di un tesserino magnetico, (...) coloro 
che possono permetterselo ingaggiano dei mercenari (...) 
la guardia del corpo è divenuta uno status symbol, (...) 
nascono i gruppi di vigilantes. L'ultima risorsa è poi 
quella di procurarsi una pistola. Negli Stati Uniti, punta 
avanzata di questa tendenza, andare in giro armati è 
diventata una sorta di ideologia nazionale. (...) Nelle zone 
calde delle città le forze dell'ordine si comportano come le 
bande armate. I reparti anti-terrorismo praticano l'elimi- 
nazione preventiva e i tossicodipendenti e i piccoli crimi- 
nali si trovano alle prese con squadroni della morte che 
sono l'immagine speculare dei delinquenti che dicono di 
combattere. (...) Diventa sempre più difficile distinguere 
l'aggressore dall'aggredito. (...) 

Ogni treno della metropolitana può diventare una Bo- 
snia in miniatura e non servono gli ebrei per organizzare 
un pogrom. 

Basta che qualcuno faccia il tifo per una squadra diver- 



16 



sa, che si vesta in maniera differente, che parli un'altra 
lingua, che porti un fazzoletto o sia confinato su una sedia 
a rotelle. Non adeguarsi può voler dire rischiare la pelle. 

(...) In questa follia collettiva il futuro scompare, solo il 
presente conta. Le conseguenze non esistono e persino 
l'istinto di conservazione, che impone limiti e freni, viene 
spazzato via dalla scena" 19 . 

Valerio Marchi: "All'allarme sulle violenze xenofobe 
(...) si aggiunge (...) il vandalismo, le corse folli del sabato 
sera, (...) il sesso cattivo (...), il disimpegno totale, l'indivi- 
dualismo sfrenato, (...) i picchiatori del sabato sera, i kid 
(...), i pirati della strada, i lanciatori di sassi..." 20 . 

La caratteristica più spiccata di un'epoca come questa (il 
Medioevo) per tanti versi reticente, è che si tratta di un'epoca 
di profonde trasformazioni; per dirla in breve, di una svolta 21 . 

Secondo tempo 

E' qui ed ora che dal nostro schermo virtuale si riversano 
figure concrete mentre nelle cuffie d'ascolto arriva la 
voce: 

"...erano in sei e cominciarono a prendere a calci il 
ragazzo steso per terra che si preoccupava di coprirsi la 
faccia. Mi sorprendeva la mia capacità di capire quando il 
calcio andava a vuoto o quando colpiva la mano piuttosto 
che la fronte o il naso. Non feci nulla per fermarli. Il 
pensiero non mi balenò nemmeno. Era come aver oltre- 



17 



passato una sorta di frontiera, al di là della quale c'erano 
pochi limiti e non esisteva più la sensazione che vi erano 
cose che non si dovevano fare. Era un'emozione più 
trascendente della gioia, qualcosa che si avvicinava al- 
l'estasi. Era impossibile non avvertire l'immensa quantità 
di energia che si sprigionava nell'aria. Qualcuno accanto 
a me disse che era felice , che non era mai stato così 
felice" 22 . 

Sono molte le analogie tra l'inizio del Mille e il suo finire, 
ma non è approfondirle o compararle il nostro compito. 

Il film della nostra epoca è lì che replica e assomma 
fotogrammi. La trama è chiara: il nostro tentare di attra- 
versare un mare di sangue, senza bagnarci i piedi. 

In questo Colosseo la figura LUTHER BLISSETT si sta- 
glia con una nettezza persino imbarazzante. Nel sangui- 
noso caos che abbiamo per sommi capi abbozzato LU- 
THER si propone come deviante prospettando un anta- 
gonismo fortemente culturale, dunque fluttuante, pronto 
a rapidi spostamenti di pratiche e obbiettivi. 

E se utilizziamo l'analisi di Walter J. Freyberg sulle tre 
forme di rivolta prese in considerazione: sociale, politica e 
culturale 23 troviamo che "quest'ultima si situa a livello 
dell'apparato concettuale del sistema di dominazione. E' 
la lotta più carica di significato e nello stesso tempo la più 
astratta e la più indiretta. Andare al di là dei limiti cultu- 
rali imposti, per pretendere di giudicare definizioni e 
classificazioni complesse, apparentemente immutabili, 
all'interno delle quali si svolgono le operazioni della 
società e agiscono gli attori politici, tutto questo implica 



18 



una libertà esistenziale e uno sforzo estremo. La domina- 
zione è per essenza invisibile e apparentemente neutra, 
fino a quando essa può limitarsi a dirigere e ad orientare; 
ma se è costretta a dipendere troppo dal proprio apparato 
repressivo, essa diventa allora visibile. Il piccolo numero 
di coloro che sentivano già l'oppressione, quando la do- 
minazione era discreta e manipolatrice, viene accresciuto 
dalla massa di quelli che scoprono, giorno dopo giorno, il 
peso della repressione crescente. 

La ribellione culturale è un colpo portato direttamente 
contro la distribuzione del potere, sulla quale si fonda il 
sistema di dominazione. Essa non ha più come obiettivo 
i simboli manifesti dell'ordine sociale, né le regole del 
gioco politico, ma l'apparato concettuale repressivo in se 
stesso, che è fondamento delle regole politiche e sociali in 
una società determinata" 24 . 

Ma la tesi-Freyberg non è del tutto coniugabile col 
progetto Blissett che - per esempio - è interessato ai 
"simboli manifesti dell'ordine sociale e culturale". "Cul- 
turale", sì, ma con un intento di "rivolta sociale". 

"Per rivolta sociale intendo gli attacchi diretti contro 
elementi del sistema sociale, visibili e immediatamente 
presenti nella vita quotidiana. E' il tipo più fragile di 
ribellione, quello che chiama meno in causa il sistema di 
dominazione (...). E' quello che mette meno in pericolo il 
sistema, perchè gli obiettivi prescelti - persone o fenomeni 
- non sono che le cause apparenti della situazione inaccet- 
tabile, la cui vera origine si trova invece nel sistema di 



19 



dominazione sottostante e non nelle manifestazioni di 
superficie dell'organizzazione. E' la rivolta contro ciò che 
è familiare, locale, accessibile" 25 . 

Verissimo, ma soltanto se ne accettiamo l'incornicia- 
mento, l'isolamento. E' la sinergia tra questa "rivolta" e 
quella culturale che ci porterà a dare anche una valenza 
politica (in senso etimologicamente alto) a quella che è 
altro da "rivolta" e che per il momento indicheremo come 
antagonismo fluido. 

Si comprende allora come dagli scenari apocalittici e la 
risibilità degli schematismi logistico-progettuali l'entità 
LUTHER BLISSETT apparirà danzante, ludica persino. 
Perfettamente a proprio agio in quest'epoca Senza un 
Nome soffocata da cento nomi. 



NOTE 



(1) George Steiner, Linguaggio e Silenzio. 

(2) Date un nome alla nostra epoca è la domanda che il New York 
Times ha posto ai suoi lettori il 19.03.95. Secondo il grande 
storico e medievalista Jacques Le Goff i tredici "fatti monumen- 
to" che identificano la nostra epoca sono nell'ordine: 

- L'intera opera di Freud 

- Guemica (Pablo Picasso, 1937) 



20 



- Il grande Dittatore (C. Chaplin, 1940) 

- 1 resti del campo di sterminio di Auschwitz 

- Dichiarazione di Bandung 

(Prima Conferenza Mondiale dei Paesi afro-asiatici, 1955) 

- Tristi Tropici (Claude Lévi-Strauss, 1955) 

- Tutte le canzoni dei Beatles 

- La teoria della relatività (Einstein, 1921) 

- La penicellina (Fleming, 1928) 

- La televisione 

- Il computer 

- Il Trattato di Roma (1957) 

- L'abbattimento del Muro di Berlino (1989) 

(3 ) Umberto Eco al III Convegno Internazionale delle Città 
educative, Bologna 10.1 1.1994. 

(4) cfr: Criticai Art Ensemble, Sabotaggio Elettronico, Castelvec- 
chi, 1995. 

(5) p.e.: i Plain People, microfenomeno americano, dato in 
espansione nel 1994: "Da circa nove anni vivono senza televisio- 
ne. Da un anno senza radio". (Mary Ann Lieser, New York 
Times, febbraio 1995) 

(6) cfr: U. Eco, F. Colombo, F. Alberoni, G. Sacco, // Nuovo Me- 
dioevo, Bompiani, 1973. 

(7) Le Madonne piangenti in Italia, all'8 aprile 1995, sono 
"almeno 13" secondo il New York Times. La nostra ricerca ne ha 
sommate 16. E' interessante notare l'escalation quotidiana delle 
ultime 13 lacrimazioni: 

- Civitavecchia (Roma) 2.2.1995 
-Lazise(VR) 14.3.1995 



21 



- Tivoli (Roma) 22.3.1995 
-Terni 22.3.1995 

- Taranta Peligna (PE) 24.3.1995 

- Viagrande (CT) 25.3.1995 

- Provincia di Bergamo 28.3.1995 

- Provincia di Lecco 29.3.1995 

- Provincia di Napoli 7.4.1995 
-Napoli 7.4.1995 

- Cagliari 9.4.1995 

- Provincia di Piacenza 10.4.1995 

- Provincia di Lucca 10.4.1995 

Per esattezza la prima Madonna piangente è quella di Fatima (a 
Lazise) il 30.3.1994 che ritroviamo nelle piangenti attuali per via 
di nuove lacrimazioni. 

(8) Marino Niola, L'Italia dei miracoli e delle incertezze, L'Unità, 
27.3.1995. 

(9) Si vedano in proposito le folle, che in alcuni casi hanno 
superato il milione di persone, osannanti durante i viaggi 
intercontinentali di Giovanni Paolo II. Attualmente le sette 
operanti sul pianeta sono stimate in 230.000 per un totale di 215 
milioni di fedeli. 

Fonte: Corriere della Sera, 23.3.1995. 

(10) Dodici milioni di italiani, annualmente, si affidano ai 
responsi di maghi, cartomanti e simili. Gli operatori dell'occul- 
to sono stimati il doppio dell'intero clero cattolico. 

Fonte: Mons. Silvano Piovanelli, vicepresidente CEI, vescovo di 
Firenze. Dichiarazione a Radio Monte Serra, 21.11.1994. 

(11) I bambini: 2.234 morti all'anno in America Latina. La 
polizia ne uccide 3 ogni giorno in Brasile. 20.000 sono oggetto di 



22 



violenza ogni anno in Italia (200.000 in USA). Nella ex Jugosla- 
via ne sono morti 150.000 (15.000 feriti e 5.000.000 mutilati). 
Morti in Afghanistan: 4.169.739 
Fonte: La Repubblica, 5.4.1995. 

(12) Sono 82 i conflitti scoppiati dopo il 1990 in tutto il mondo. 

(13) Inquieto: è risaputo quanto l'AIDS abbia modificato i 
rapporti sessuali. 

Cibernetico: nelle proiezioni per il prossimo futuro. 

(14) Robot muratori sono stati costruiti dalla Obayashi Corpo- 
ration. Il primo edificio costruito interamente dai robot è uno 
stabile di 10 piani nel quartiere Sumida-Ku di Tokyo. Robomatic 
80 - costruito dalla Hako - è lo spazzino operante al terminal 
Waterloo di Londra. Pulitore è anche il Cybervac della Cyber- 
works. Guardiani (con microfoni e telecamere che si muovono 
su percorsi casuali ) sono il Cyberguard (sempre della Cyber- 
works), Hermes della Robotics e Cybermotion SR2 che è in fun- 
zione al Los Angeles County Museum. 

Per quanto riguarda la riproduzione: "Il DNA (di questa genera- 
zione robotica) è un microprocessore che contiene le istruzioni 
necessarie per agganciare una batteria, un altro microprocesso- 
re e un motore. Con questi pezzi il robot cresce di dimensioni e 
poi si divide, dando vita ad un altro robot a sua immagine e 
somiglianza". (Yoshiaki Ichikawa, progettista per conto della 
Hitachi). 

Fonte: P. Pontoniere e C. Sottocorona (1994). 

(15) Jules Michelet, Storia di Francia, Libro IV. 

(16) "Le osservazioni (...) hanno rivelato nel 1993 e nel 1994 una 
variazione stagionale del livello globale del mare con un'am- 



23 



piezza tra il picco negativo e quello positivo di 3 cm." (William 
E. Carter, Noaa). Rilevazioni del satellite oceanografico Topex/ 
Poseidon in orbita a 1.334 Km dalla Terra. 
Fonte: Corriere della Sera, 5.2.1995. 

(17) Cifra (per difetto) diffusa alla vigilia del vertice ONU di 
Copenaghen sullo sviluppo sociale (6-12 marzo 1995). 

(18) Fonte: R. Bassoli-P. Greco, l'Unità, 6.11.1994. 

(19) Hans Magnus Enzensberger, 1955, New PerspectiveQuaterh/ 
- l'Unità 1995. 

(20) Valerio Marchi, SM V Stile Maschio Violento, / demoni di fine 
millennio, Costa & Nolan 1994. 

(21) Edmond Pognon, La vita quotidiana nell'anno Mille, Rizzoli, 
1989, pp.17-18. 

(22) Testimonianza contenuta nel volume Among the Things di 
Bill Buford, scrittore americano infiltratosi in un gruppo ultras, 
citato da Enzensberger. 

(23) W.J. Freyberg, La violence: une plénitude de sense, Sociologie 
du Travaie, n. 4, 1971, pp. 337-349. 

(24) Ibid. in Movimenti di rivolta - Teorie e forme dell'azione col- 
lettiva, a cura di Alberto Melucci, Etas Libri 1976, p. 261. 

(25) Ibid. 



24 



II 

GENERAZIONI 
COME TERRITORI 
DI CONQUISTA 

II compito sei tu. 
Da nessuna parte si vede un alunno 
Franz Kafka 1 



Ricordo, con limpidezza assoluta (soccorso dal fatto che 
non succedeva poi tantissimo tempo fa), il fastidio e 
l'orrore che provavo ogni qualvolta giornali e televisione 
affrontavano le problematiche della mia generazione. 

Una cosa sola era certa, perchè inequivocabile, eravamo 
giovani. 

Per il resto, di noi risultava soltanto la pervicace proie- 
zione mentale dei Vecchi Geometri del Tempo circa una 
condizione estranea che - credendo di capire - si ostinava- 
no a spiegare. 

Poi dal fastidio passai al sorriso. 

Ci pedinavano annotando i nostri segnali che diventava- 
no dissertazioni sulle terze pagine e gli special televisivi. 

Ci definivano per possederci e nell'ovvia impossibilità 



25 



della riuscita, come defraudati, caparbiamente si avven- 
turavano in zone intra vviste solo dall'aereo. Così quando 
scendevano e si inoltravano in piazze, strade e vicoli 
perdevano l'orientamento e, aggravando il loro stato 
confusionale, utilizzavano le mappe che avevano: quelle 
fuori-corso del loro tempo. 

Ci mostravano quel che non eravamo, irriconoscibili, con 
radi agganci alla realtà complessivamente stravolta. 

Talmente lontani non se ne accorgevano nella convin- 
zione non dico d'averci sfiorato, ma d'essersi calati in 
un'età dell'Oro e del Buio che non gli apparteneva. 

Eravamo un colorito allarme avanzante, con suddivi- 
sioni manichee tra buoni e cattivi. 

Leggevano in aramaico quanto noi scrivevamo mcirillico. 

I giovani, intesi come Categoria sociale, nascono in 
America nel 1954. 

E' il rock il propulsore di un'attenzione mass-medio- 
logica che fino ad allora li aveva relegati in un Limbo 
transitorio tra bambini e adulti. Dunque l'esercizio analiti- 
co sulle nuove generazioni è relativamente recente aven- 
do compiuto da poco 40 anni. 

Premettendo che i rilevamenti sull'arcipelago giovanile 
sono tendenzialmente arbitrari e che chi scrive è ben 
lontano da quell'assemblaggio ideologico-comporta- 
mentale del quale - come si diceva - è stato vittima, qui 
tenteremo di esemplificare la condizione di incollocabilità 
del soggetto LUTHER BLISSETT a causa della deforma- 



26 



zione oggettiva dell'universo giovanile curata dai media 
e dai propri eterni Sacerdoti. 

Occorre, per esempio, molta buona volontà e rispetto 
per le altrui idee (anche le più balzane) per seguire sere- 
namente il ragionamento di Franco Ferrarotti con una sua 
interlocutrice 2 la quale, nel corso di un'intervista a un 
certo punto formula un quesito che contiene una sempli- 
ficazione incredibile, anzi esecrabile: "Che idea si è fatto 
della generazione che ama i TAKE THAT?" 

No, non esiste una generazione che fa questo piuttosto 
che quell'altro, bensì gruppi anagraficamente partecipi di una 
data generazione. 

Ferrarotti: 

"L'Homo sapiens , l'individuo concettuale sta scompa- 
rendo a favore di un nuovo tipo di individuo, da me 
definito Homo Sentiens, che riconosce il primato del sen- 
tire, dell'emozione rispetto al ragionamento. 

Mi sembra che il modo in cui i giovani vivono oggi la 
musica, non semplicemente ascoltandola, ma abitandola, 
entrandoci dentro, sia la dimostrazione di questa muta- 
zione che è in atto. Per i giovani ascoltare una musica che 
spacca i timpani è un modo di separarsi dagli adulti, dai 
genitori, di abitare una casa che appartiene solo a loro. La 
musica crea un muro divisorio tra generazioni: la discote- 
ca o il concerto rock diventano stanze isolate dal mondo 
esterno" 3 . 

Sorvolando sulla mutazione antropologica insita nel di- 
scorso, l'argomentazione potrebbe essere collocata age- 
volmente in qualunque giorno degli ultimi 30 anni. 

Questa storia della musica alzata come muraglia diviso- 



27 



ria dal formicaio adulto - che si vuole odierna - è in realtà 
una delle connotazioni più importanti e visibili di quel 
rito sonoro che in forme diverse più generazioni hanno 
praticato fino ad oggi. Spaccavano i timpani i Rolling 
Stones e i concerti rock isolavano dal mondo esterno molto 
prima di Woodstock. Perchè la musica è il linguaggio 
d'un Paese di Giovani a sua volta attraversato da dialetti. 
Il linguaggio di una categoria sociale che i giovanologhi 
rincorrono da anni con traduzioni avventate e sempre 
uguali. Basterebbe prendersi la briga di sfogliare le crona- 
che e le analisi dei primi concerti rock italiani (1969-1971 
ecc.) per ritrovare giudizi simili, analisi come sinonimi. 

Parte della mia generazione ha abitato la musica in ma- 
niera che i confronti attuali impallidiscono. Perchè l'ha 
abitata non soltanto entrandovi nelle sonorità e nei com- 
portamenti, ma anche con le droghe. 

Non per infierire: ha fatto ben più che abitarla, l'ha re- 
clamata come propria assaltando gli stadi ("riprendiamoci 
la musica") nella convinzione che non fosse merce da 
acquistare ma ossigeno vitale 4 . 

La deformazione a scopi di parte della condizione gio- 
vanile non è ovviamente spiegabile soltanto con le re- 
sponsabilità degli osservatori. 

Il vero fine è quello di rappresentare tutti i fenomeni 
come uno che, virtualmente posseduto, facilita l'esercizio 
di un perenne smantellamento delle mille ragioni, dei 
cento lessici, degli innumerevoli volti giovanili. Ferrarotti 
confonde il tempo dei Beatles con quello dei Take That 
traendone conseguenze nefaste. Perchè "la generazione 
degli anni Sessanta voleva l'immaginazione al potere, 



28 



vedeva la musica come veicolo d'un discorso politico 
rivoluzionario. I giovani di oggi sono a-progettuali..." 
Non una parte dei giovani, ma "i giovani 7 '. 

Del resto i media che comportamento ebbero nel '68? 

"Le occupazioni, i cortei, gli scontri con i fascisti e con la 
polizia venivano affrontati come un problema di ordine 
pubblico. (...) a Valle Giulia, il primo marzo 1968, non 
c'erano troupe della Rai. C'era invece (...) la televisione 
svizzera..." 5 

(In quel periodo fu l'Unità il media scritto italiano più 
tempestivo per attenzione e informazione) 6 . 

Un filosofo di sinistra , Jùrgen Habermas definì il movi- 
mento studentesco come "fascisti di sinistra" - così come 
avverrà nel 77 7 . 

Dieci anni dopo un emerito latinista, docente all'Uni- 
versità di Roma, dichiarava cosa aveva significato per lui 
il '68: "Nulla o poco più (...) Solo la qualità della cultura ne 
ha risentito" 8 . 

Nel '68 - fatta eccezione per alcuni epigoni - stampa e TV 
fecero cattiva informazione, ma in definitiva non cercarono 
di travolgere un movimento che, per ragioni culturali, 
non si sentivano di attaccare frontalmente. 

Ben altro accadde per quella che, ancora e sempre 
impropriamente, venne detta la "generazione del 77". 

La distorsione parte da lontano, dalle segreterie dei 
partiti, dai rapporti riservati come questo del MSI che 
cercava di coinvolgere il Movimento dentro una sorta di 
paternità fascista: "Gli studenti, i giovani anche se forza- 
tamente etichettati nell'area dell'Autonomia, con il loro 
movimento hanno investito il sistema, con alla testa il PCI, 



29 



strappandogli dal volto la maschera della democrazia. E' 
proprio questo che gli indiani metropolitani e le nostre 
componenti presenti all'interno del movimento hanno 
messo in risalto: se questa società nega il diritto allo studio 
e al lavoro è perchè prima nega il diritto alla vita, dicen- 
doci che chi fa questi discorsi è fascista, è diverso. Da parte 
nostra la risposta deve essere chiara: se è vero che siamo 
diversi, dobbiamo stare con i diversi" 9 . 

Ed è strano che da un'altra parte (il PSI) in quel periodo 
si sfoderi un vistoso garantismo (in polemica con le analisi 
di Botteghe Oscure): "...è un errore politico contrapporre 
la classe operaia ai ceti emarginati, i garantiti ai non 
garantiti' 710 . 

Ancora: "La grande stampa ha polemizzato a lungo 
contro l'appello di un gruppo di intellettuali francesi 
(contro la repressione in Italia, n.d.r.) (...) ma quasi per 
unanime accordo non ha fornito ai propri lettori i testi su 
cui polemizzava. E' questo un primo sintomo, un accenno 
ancora embrionale di autocensura collettiva?" 11 . 

E' chiaro dunque che al di là e al di sopra del Movimento 
'77, i partiti fecero il loro gioco. La stampa ne seguì le 
ispirazioni e infine fu accusata dagli stessi di manipolazio- 
ne. 

Così dalle definizioni arbitrarie dei gruppi giovanili è 
consequenziale che gli stessi vengano pensati all' interno ài 
particolari fini. E' questo un punto fondamentale perchè 
più avanti si percepisca l'intelligenza strategica di LU- 
THER BLISSETT che invece di lasciarsi pensare, insinua 
false tracce, depista la verità combinandola abilmente con 



30 



la menzogna nel tentativo di suggerire il pensiero al pensa- 
tore , con un percorso che lo induca al Cortocircuito. 

Sono trascorsi quasi vent'anni dal Settantasette e le 
tecniche di manipolazione si sono ulteriormente raffina- 
te, tanto che le prime al confronto risultano rozze. 

L'esempio che segue serve, per i segni che esso contiene, 
a ricondurci definitivamente alla strategia LUTHER 
BLISSETT. 

Il movimento (di studenti e non) indice per il 23-24 e 25 
settembre di quell'anno - a Bologna - un Convegno Inter- 
nazionale sulla Repressione in Italia al quale aderisce un folto 
gruppo di intellettuali francesi firmatari di un "manife- 
sto" che quella repressione dà per verosimile, chiedendo 
una verifica alle autorità italiane. 

Tra le firme vanno ricordate quelle di Jean-Paul Sartre, 
Felix Guattari, Roland Barthes, David Cooper, Michel 
Foucault, i noveaux philosophes, Francois Ghadelez, Jean 
Marie Vincent, eccetera. Insomma uomini le cui opere 
hanno segnato il pensiero di questo secolo. 

La violenza con la quale rispondono uomini di partito e 
cultura fiancheggiati da giornali, radio e televisione del 
nostro Paese, è inaudita. 

Si va dalla delegittimazione strettamente culturale degli 
autori a quella politica con accuse di ingerenza, tradimento 
di percorsi teorici e - soprattutto d'essersi lasciati stru- 
mentalizzare da un progetto destabilizzante che il movimento 
avrebbe veicolato per la regia di forze oscure. 

Questa strategia data come più che probabile, visto 
l'atteggiamento di parte della Magistratura, è detta teoria 



31 



del complotto. 

L'iniziativa francese verrà definita "ridicola e pagliacce- 
sca" da Lucio Colletti 12 e l'opera di Sartre messa in discus- 
sione con picchi di questo tenore: "...una lettura che non 
esitiamo a definire puerile di alcune pagine (per noi non 
importanti) di Marx, quelle pagine in cui si parla di 
liberazione totale dell'uomo, di superamento delle alie- 
nazioni, ecc." 13 . 

Qui e là si notano sussulti nazionalistici che investono 
tutti i firmatari e soprattutto la corrente (contesta tissima) 
dei noveaux philosophes. 

Ferrarotti: "...nipotini di Napoleone, con poche, splen- 
dide eccezioni gli intellettuali francesi appaiono inguari- 
bilmente malati di franco-centrismo. (...) affermano di 
credere all'esistenza della repressione in Italia, ma le 
parole usate sono così consunte, le formule sono così 
inadeguate che la montatura si fa trasparente..." 14 . 

Su questo terreno Ferrarotti era stato preceduto da una 
voce politica pura, Giorgio Amendola: "Non vorrei che 
certi giudizi avventati esprimessero una qualche boria 
nazionalistica, che porta a non seguire, con la sufficiente 
attenzione, i processi politici che si svolgono fuori da 
quello che era - e non è più - il centro della politica 
mondiale" 15 . 

Per Riccardo Lombardi (PSI), il "manifesto Sartre" è 
"assolutamente aberrante". (...) "Sartre e compagni riten- 
gono che ci sia in Italia una situazione repressiva che in 
realtà non esiste e che proprio i gruppi eversivi che hanno, 
sia pure indirettamente, influenzato il manifesto, inten- 
dono creare" 16 . 



32 



E' indubbio che un pensiero sottostante di strategia e 
complotto accomuni queste dichiarazioni. Ma c'è un col- 
po di scena, addirittura un capovolgimento di presunta 
paternità che Roberto Finzi pone dalle pagine dell'autore- 
vole settimanale politico-culturale del PCI, Rinascita: 
"...ormai è stato chiarito che quella della 'teoria del com- 
plotto' è stata un'abile invenzione giornalistica..." 17 . 

Qui l'esempio finisce e comincia l'ipotesi di lavoro. 

Cosa era veramente accaduto? Per saperlo occorre trova- 
re l'oggetto che è sovraesposto: gli intellettuali francesi. Ma 
qual è la causa per la quale questi ultimi entrano in scena? 
La repressione. Esercitata su chi? Sul dissenso. Sul dissenso 
di chi? Dei giovani. 

Con passaggi elementari di questo tipo è possibile cata- 
logare le forze in campo con il loro potere contrattuale. 

La prima è senza dubbio la Politica, poi la Cultura, infine 
la causa scatenante: i Giovani Dissidenti. 

Cosa fa la stampa? Asservita o dipendente dalla Politi- 
ca, per conto di questa attacca la Cultura, ma essendone 
parente ne demanda il compito agli intellettuali mentre la 
Politica vi si ripara. 

Quella frase di Finzi: "è stata un'abile invenzione gior- 
nalistica" potrebbe chiudere il cerchio come banalità che 
nulla ci mostra. Se non fosse che 5 righe dopo si legge: 
"D'altronde, per rendersi conto fin dall'inizio, sarebbe 
bastato leggere i documenti ufficiali del partito". 

Documenti ufficiali. Si evince che quanto risultava evi- 
dente dalle dichiarazioni personali veniva sconfessato 
dagli archivi. 



33 



Occorre sempre una fessura per congegnare una mano- 
vra e il varco sta tra ufficiosità e ufficialità. Così la Politica 
lascia filtrare la teoria del complotto della quale però non 
ha mai fatto dogma, aprendo all'interpretazione giornali- 
stica. 

Chi ha mentito? Tutti, cioè nessuno, perchè manipolare 
è riorganizzare i fatti su di un piano diverso dalla realtà 
oggettiva. 

L'esempio dato è bruto e lo lasciamo aperto all'indagine 
del lettore. A noi è utile (anche) per domandarci quale 
fosse il grado di conoscenza delle meccaniche persuasive 
in quegli anni. 

Berardi: "Occorre riconoscere (...) che il movimento del 
'77, in Italia, (...) fu capace di scoprire la nuova dimensio- 
ne - immaginaria - nella quale si svolgeva il processo 
fondamentale di determinazione dei rapporti sociali. Oc- 
corre dire che il movimento di quegli anni cominciò ad 
avanzare sulla via della sperimentazione tecnologica e 
comunicativa, e scoprì l'importanza delle specificità lin- 
guistiche proprie alle diverse forme di comunicazione" 18 . 

Ma il quesito più importante è se, e come, sia possibile 
proporsi come soggetto e non oggetto della trascrizione 
pubblicistica, attaccando. 

Sedici anni dopo, aprendo le ostilità prima dell'estate 
'94, con un filo sottile che porta ad un Pensiero Anomalo 
formulato sul finire delle Tenebre, un fetale Luther co- 
mincia a muoversi, rispondendo al quesito. 



34 



NOTE 



(1 ) Da: Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza e la vera via. 

(2) Stefania Ulivi, che intervista il sociologo per il Corriere della 
Sera del 16.4.1995. 

(3) Ibid. (cfr: F. Ferrarotti, Homo sensiens, giovani e musica, Li- 
guori, 1995). 

(4) Cfr. La collezione di Re nudo, i Bollettini di Stampa Alterna- 
tiva. 

(5) Andrea Barbato, L'Espresso n. 3, 25.1.1988. 

(6) l'Unità 1° febbraio 1968, il quotidiano pubblicò in prima 
pagina, con questo titolo su cinque colonne: A Firenze dimissioni 
del Rettore. Sciopero degli studenti a Torino. 

(7) Giancarlo Pajetta: Anche il fascismo cominciò con la marcia su 
Bologna (Corriere della Sera, 20.9.1977) 

L. Lombardo Radice: I nuovi squadristi, ibid., 1.9.1977. 
Habermas si è pentito quasi un decennio dopo. 

(8) Ettore Paratore, L'Espresso, n. 5 del 5.2.1978. 

(9) Documento riservato del FUAN-Caravella. Mittente: Biagio 
Cacciola, presidente dell'organizzazione e membro del Comi- 
tato centrale del MSI. Destinatari: i quadri FUAN dell'Univer- 
sità di Roma. 

(10) Umberto Guerini, I barbari a Bologna (in Bologna 1 977, da marzo 



35 



a settembre p. 10) Antologia di saggi e documenti curata dalla 
commissione diritti civili della Federazione bolognese del PSI, 
La Squilla, 1977, p.10. 

(11) Luigi Colombari, Colmare il solco fra le due società, Op. e, p. 
35. 

(12) L'Espresso, 24.7.1977. 

(13) Francesco Valentini, jean Paul Sartre e l'anticomunismo /Il 
cammino teorico del filosofo/, Paese Sera, 3.7.1977. 

(14) // nazionalista che si nasconde neirintellighentia francese, 
Corriere della Sera, 23.8.1977. 

(15) Caro Sartre, sbagli /intervista con G. Amendola/ Paese 
Sera, 17.7.1977. 

(16) Perchè Sartre ha sbagliato, La Repubblica, 15.7.1977. 

(17) Bologna: discutiamone ancora, Rinascita n. 32 del 12.8.1977. 

(18) Franco Berardi (Bifo), Dell'innocenza - interpretazione del 77, 
Agalev, 1987, pp. 21-22. 



36 



Ili 

LA CONFUSA FIGURA 



presenti il tuo biglietto 
per vedere il fenomeno del circo 
che subito ti viene incontro 
appena ti sente parlare 
chiedendoti come ci si sente 
ad essere un simile aborto 
E tu dici - impossibile - mentre lui ti dà un osso 

e sta succedendo qualcosa qui 
ma tu non sai cosa 
non è così mister Jones 
Bob Dylan 1 



In principio fu Bologna e questa lettera pervenuta al 
Resto del Carlino: 

Sono una pensionata di 67 anni .fatico ad arrivare alla fine del 
mese, i miei figli e nipoti sono sposati o trasferiti in altre città. 

Così, con queste giornate di caldo, runico svago che ho è quello 
di passare i pomeriggi nei giardini dinnanzi all'Arena del Sole, 
poco distante da casa mia. Ma venerdì 27 ultimo scorso sono 
stata costretta ad assistere a un disgustoso episodio: un giova- 
notto ha procurato allarme, inscenando una crisi epilettica e 



37 



tirando fuori dalla camicia delle frattaglie di macelleria, per poi 
spargerle per terra. Dopo un pò si è alzato e ha annunciato che 
si trattava di "teatro" di strada. Non ho capito il significato; io 
credo che il teatro sia cultura, non cattivo gusto. Oltre tutto, il 
teatro si fa in teatro, non per strada, dove persone anziane come 
me potrebbero impaurirsi, o peggio sentirsi male. La cosa 
peggiore è che la forza pubblica non si è degnata di intevenire. 

Elide Manfredi 2 



La lettera (un falso) fu la prima di una serie che gli autori 
inviarono alle cronache bolognesi dei quotidiani, ampli- 
ficando i propri delitti e cominciando l'opera di conduzione 
alla notizia , come atto preliminare alla vigilia del vero e 
proprio attacco. 

Nel caso specifico il 27 maggio Riccardo Paccosi, autore 
e attore situazionautico aveva inscenato una sua breve 
partitura (o performance) che simulava l'auto-sbudella- 
mento in perfetta sintonia con l'idea del LUTHER BLIS- 
SETT PROJECT: "presentare alla società capitalistica 
un'angosciante immagine di sé stessa". 

Una quindicina di giorni dopo appaiono contempora- 
neamente sullo stesso giornale 3 e su la Repubblica altri due 
interventi di falsi - indignati - lettori. 

Così la Repubblica: 

Nella mattina di lunedì 13 giugno sono salito su un autobus 
della linea 14, alla fermata di fronte al S. Orsola. Neil atto di 
sedermi nel posto riservato agli invalidi (da una settimana sono 



38 



costretto a girare con un piede ingessato), ho inavvertitamente 
rovesciato un barattolo di vetro nascosto sotto il sedile. Ne è 
uscito un liquido giallastro, il cui odore ha fatto storcere il naso 
a tutti i passeggeri, me compreso. Ho dato un'occhiata al 
barattolo e ho scoperto che conteneva un cervello di animale 
(forse di agnello, o di coniglio) a "bagnomaria", frollato e 
naturalmente guastato. 

Una signora ha riferito al conducente, il quale ha riferito di un 
altro "simpatico" scherzo del genere su un autobus della linea 
27, il giorno prima o due giorni prima. Inutile dire che tutta la 
vettura è stata invasa dalla puzza. Un ragazzo salito poche 
fermate dopo ha detto di un altro ritrovamento, non ricordo su 
quale linea. 

Possibile che qualcuno si diverta a salire e scendere da un 
autobus all'altro con tanti rivoltanti "reperti" con l'intento di 
fare scherzi stupidi e macabri, senza che nessuno si accorga di 
nulla? Il cittadino è già costretto a respirare i miasmi degli 
scappamenti, l'Atc non potrebbe vigilare per rendere i nostri 
spostamenti meno spiacevoli? E comunque, se è la mancanza di 
lavoro a produrre questi modi d'ammazzare il tempo, speriamo 
che la disoccupazione cominci a calare. 

Adriano Longhini 4 

L'azione continua, supportata dai fatti, in maniera ca- 
denzata e martellante, simulando persino una solidarietà 
aggregante tra i lettori, utile a prevenire percezioni politi- 
co-settarie degli eventi: 

Desidero ringraziare gli spiritosi che la notte scorsa, nelle 



39 



vicinanze del Made in Bo, hanno rovesciato sul cofano della mia 
Rover (appena comprata) svariati chili di cervella e frattaglie 
d'animali, accompagnando il dono con un biglettino recante la 
scritta "Ricco ài merda" , ovviamente anonimo. 

Ho ricevuto come regalo per una (sudata) laurea in Economia 
e commercio una macchina (non un catamarano o un aereo 
privato, solo una macchina) e non vedo perchè questo dovrebbe 
farmi oggetto di tanto odio. Addirittura un passa?ite mi ha 
gridato: "L'hai voluto il macchinone?" f come se in questo paese 
la proprietà di qualcosa fosse diventata un reato. Non vorreiche, 
complici la crisi e la disoccupazione, tornassero di moda certe 
idee, come quella che per fare guerra alla "povertà", occorra fare 
la guerra ai "ricchi". 

Erich Pasetti 
(La Repubblica, 5 luglio 1994) 

Ho letto la lettera "La mia macchina imbrattata di frattaglie" 
su la Repubblica di martedì 5 luglio dove si raccontava di un 
automobilista che al Parco Nord ha avuto la macchina ricoperta 
di rifiuti. 

Devo dire che anch' io sono incappato nella stessa disavventu- 
ra e ho avuto la stessa esperienza nonché reazione raccontata dal 
vostro lettore E. Pasetti, e non al Parco Nord ma in pieno centro, 
in Via S. Vitale, la notte di venerdì 1 luglio. 

Sebbene la mia auto non sia esageratamente "dì lusso" - una 
Seat Toledo - qualcuno l'ha presa di mira, e quando sono uscito 
da Vicolo Bolognet ti dopo un concerto jazz ho t rovato qualcosa 
di melmoso e maleodorante spiaccicato sul parabrezza. 

Scarti di macellazione, o roba del genere, ma nessun biglietto 
di... rivendicazione. 



40 



Non credo ci sia niente di "politico" - in senso molto lato - in 
questi scherzi, penso invece si tratti di poco simpatici buontem- 
poni, pieni di cattivo gusto e maleducazione, come quelli che 
nelle settimane scorse lasciavano carni andate a male o carcasse 
mutilate di animali sui bus e nei giardini pubblici. 

Ci pensa già il caldo a farci stare male, questa gente non ha 
proprio nulla di meglio da fare che girare per la città per queste 
bravate? 

Renato Mignami 
(La Repubblica, 8 luglio 1994) 

Altre lettere appaiono sui giornali presi in considerazione 
dalla CONFUSA FIGURA, ma c'è n'è una che suggerisce 
la svolta, per farsi da parte e lasciare che l'amo tiri su il 
pescato: 

Sono una studentessa dell'Accademia di Belle Arti. Con 
riferimento alle lettere del 18 e 24 giugno sugli "Scherzi 
macabri" , ho alcune ipotesi su questa lugubre "caccia al tesoro" 
metropolitana. 

Anch'io, assieme ad alcune amiche, mi sono imbattuta in uno 
dei "reperti", nella fattispecie una testa di coniglio piena di 
moscerini lasciata su una panchina presso llpercoop, di Borgo 
Panigale, la sera del 20 giugno. Sono rimasta disgustata e ho 
cominciato a pensare: queste cose vengono collocate sistemati- 
camente nei parchi, sugli autobus e in altri luoghi pubblici, 
difficile credere che si tratti solo di scherzi goliardici, per quanto 
sopra le righe un significato deve pur esserci. 

Avete presente quelle pubblicità che vengono affisse o pubbli- 



41 



cute a puntate? Forse si tratta di una cosa simile, la performance, 
per quanto discutibile, di un "artista" che si rivelerà solo in 
seguito. 

Non è raro sentire di artisti contemporanei che impacchettano 
isole (Christo) o firmano un territorio (la "land art") o addirit- 
tura organizzano visite guidate nei macelli (Magazzini Cri- 
minali). Io preferisco cose più "classiche" perchè ho lo stomaco 
delicato e perchè si tratta sicuramente di "materiali" infetti 
lasciati alla portata di bambini anche molto piccoli. 

Graziella Calzolari 5 



Quanto previsto accade. Indotta la notizia, la stampa 
deve occuparsene. Lo fa Stefano Casi per Repubblica/Bo- 
logna, scrivendo di "buontemponi" e di "giochino d'esta- 
te". Vale la pena riprodurlo per intero. 

Titolo: Così colpisce l'orrorista. 

Frattaglia selvaggia: è il giochino dell'estate. Ci si procura 
interiora animali dal macellaio, si abbandonano in un angolo 
della città accanto a scritte misteriose, e ci sì nasconde "per 
vedere di nascosto l'effetto che fa" , come direbbe Enzo jan nacci. 
Così fanno gli "orroristi", i terroristi dell'horror. 

Scherzi macabri o capolavori artistici? Il dubbio è legittimo, 
ma il disgusto rimane immutato, ne sanno qualcosa i frequen- 
tatori dei Giardini Margherita che hanno trovato resti animali 
accompagnati dal misterioso slogan "Novosibirsk brucia". Il 
reperto dei Giardini Margherita è stato portato all'Istituto di 
medicina legale, dove il dott. Romanelli sta stilando il suo 
referto: "E' un cuore animale, forse di maiale - ci spiega - tutto 



42 



avvolto da un filo di nylon. E' sicuramente uno scherzo". 

Uno scherzo che però potrebbe rivelarsi pericoloso. Ali 'Ufficio 
controllo del territorio ammettono di essere stati presi un pò in 
contropiede dallo strano episodio: "Stiamo aspettando il referto 
del medico legale e poi valuteremo quali reati saranno stati 
commessi''. Procurato allarme? Collocamento pericoloso di cose 
che "possono offendere o imbrattare o molestare persone", come 
recita il codice penale? Vedremo. 

Intanto il dibattito sull'identità dei misteriosi buontemponi si 
allarga e si complica. Soprattutto per la presenza sempre più 
massiccia di frattaglie e resti animali negli eventi artistici di 
questi ultimi anni. Anzi, di questi ultimi mesi. Alla fine di 
maggio, per esempio, Riccardo Paccosi si esibì in una perfor- 
mance politico-splatter in mezzo a Via Indipendenza, in cui 
faceva fuoriuscire viscere animali dalla giacca. Mentre nella 
provincia reggiana i Pericolo Giallo fanno azioni di strada 
ironicamente "cruente": nell'ultima, per esempio, un Babbo 
Natale frustato da una "fatalona", viene sbudellato con gran 
spargimento di intestini e fegatelli. "Il nostro lavoro è legato al 
discorso sul rapporto politico fra esteriorità ^interiorità" spiega 
Fausto Franchi, richiamandosi a esperienze artistiche come 
Fluxus, Nitsch e la body-art. 

Proprio mentre l'Italia batteva la Bulgaria sul campo del 
Giants' Stadium, i Pericolo Giallo hanno riproposto la loro 
performance natalizio-viscerale nel giardino di Villa delle Rose 
all'interno della programmazione di "Bologna sogna" , l'estate 
bolognese a cura dell'Assessorato alla Cultura. Una curiosa 
coincidenza con la frattaglio-mania che attanaglia la città, in 
questi giorni, e che ha ricordato il "giallo" - più simpatico a dir 
la verità - di alcune estati fa, quando sui muri bolognesi apparve 



43 



il disegno infantile di un'ochetta in corsa. 

Quel disegno era in realtà l'intervento estetico di una coppia 
assurta poi agli onori della cronaca artistica in mostre di 
prestigio: Cuoghi e Corsello. 

La mania delle frattaglie, nel frattempo, ha mosso altri buon- 
temponi a uno strano tipo di imitazione. Anziché "agire" , come 
Paccosi o i Pericolo Giallo, preferiscono scrivere di scherzi 
macabri inesistenti. Sperando di entrare a far parte di una 
leggenda metropolitana che, tuttavia, ha inquietanti riscontri 
con la cronaca. Come funziona? 

Semplice: basta raccontare uno scherzo, recuperandolo dalla 
memoria di fan non cresciuto di horror-manga o splatter- 
fanzine, e si spedisce il messaggio. Per via telematica, creando 
scompiglio nelle reti di comunicazione. Oppure per posta, 
naturalmente non scrivendo il proprio nome, ma quello di un 
altro (meglio se di persona defunta), oppure usando la carta 
intestata di una ditta ignara, come è successo con ima azienda 
tessile alle porte di San Lazzaro che, trovatasi ieri in questa 
imbarazzante situazione, sporgerà denuncia contro ignoti 6 . 

Ma, oltre alle macchinazioni (semplice scrivere una 
lettera sdegnata ad un quotidiano, basta utilizzare il 
lessico standard dei lettori abituali) per condurre alla 
notizia, l'ultima lettera qui riprodotta a firma "Graziella 
Calzolari" suggeriva qualcosa di più e cioè il primo passo 
verso un significato culturale dei fatti, così che i persuasi 
mostrano immediatamente una identità di persuasori 
della persuasione. 

Casi, che è persona attenta, non sottovaluta gli indizi e 
proprio per questo inconsapevolmente fa il gioco dei 



44 



Giocatori, coinvolgendo il critico d'arte Renato Barilli: 

E se fosse veramente arte? "E' ancora prematuro parlarne", 
risponde Renato Barilli, attento studioso delle nuove tendenze 
artistiche. "Per il momento - prosegue - sembrerebbero solo 
scherzi di pessimo gusto, senza niente di estetico né di anti- 
estetico. Ma dobbiamo attendere per capire se i ritrovamenti di 
frattaglie sono casuali o rispondono a una strategia" ' . Quel che 
è certo è che Bologna e l'Emilia Romagna sono tradizionalmente 
al centro di eventi artistici che comportano - letteralmente - 
spargimento di sangue e interiora. Proprio grazie a Barilli, si 
consumò a Bolog7ia, in Santa Lucia, nel giugno 1977, uno degli 
eventi più importanti della body-art degli anni settanta, all'in- 
terno della celebre "Settimana della performance" organizzata 
dalla Galleria d'arte moderna. L'artista era Herman Nitsch, che 
rovesciò sui corpi nudi di alcuni volontari quintali di sangue e 
budella animali. Un evento choc che fece conoscere un'intera 
area geografico-ar Ustica di cui venne data una documentazione 
"inquietante" in una mostra sull'arte austriaca a Bologna pochi 
anni fa. Anche in ambito teatrale sono emerse tensioni in questo 
senso, a cominciare dal controverso spettacolo, ambientato in 
un macello durante l'uccisione di un cavallo, realizzato dai 
Magazzini Criminali al festival di Santarcangelo di dieci anni 
fa. Per continuare con le opere della cesellate Societas Raffaello 
Sanzio, il cui ultimo spettacolo, "Lucifero", porta in scena 
quarti di bue appesi agli uncini e teste mozzate di agnelli 7 

Tutta la faccenda comincia a farsi avvincente, se si tien 
conto che il giorno precedente l'uscita del pezzo di Casi, 
lo stesso giornale pubblicava - sempre con grande risalto 

4.5 



- un servizio di Benedetta Cucci che ampliava i significati 
culturali dell'evento, avvicinandosi ai diretti responsabili. 
A parte alcune sviste, delle quali non è responsabile 
perchè sibilate dagli interlocutori, la Cucci zooma ed 
ospita le loro voci che contengono ancora piccoli e tra- 
scurabili depistaggi: 

(...) c'è una sapiente regia per questa estate splatter. Scavi un 
pò e scopri che il gioco è condotto da un gruppo di persone che 
si sono conosciute via computer e modem. Lì, nelle incosistenti 
reti telematiche, hanno preso vita gli happening che hanno 
movimentato la vita cittadina. Michele Serra, dalle pagine di 
Cuore, li definisce "orroristi" e a loro, che non vogliono svelare 
la propria identità individuale, il termine va benissimo, anche 
perchè non ne hanno cercato un altro per classificarsi. L'unica 
cosa certa, di questo gruppo formato per lo più da studenti di 
farmacia, ingegneria, agraria o medicina ma anche da operai, è 
che, dopo l'episodio pubblico di via Indipendenza e una lettera 
scritta da una falsa passante sull'accaduto, il gioco è sfuggito di 
mano a chi l'ha iniziato. Le altre lettere, come l'episodio dei 
Giardini Margherita, non sono opera loro. "Il cuore trovato ai 
Giardini è stata una sorpresa anche per noi - racconta James 
Ellroy (pseudonomo letterario), venticinquenne veneto, stu- 
dente di lettere all'Università di Bologna e grande appassionato 
di teatro e romanzi polizieschi- magari si tratta di qualcuno che 
vuole mandarci dei messaggi, vuole mettersi in con tatto con noi, 
oppure è solo uno sberleffo per i Cattolici popolari che stanno 
facendo l'Happeìiing dei giovani. Chi lo sa! E comunque, tutte 
le altre lettere pubblicate dai giornali, potrebbero essere false 
oppure verissime, come falso o vero può essere l'accaduto. E' 



46 



difficile capirlo. Noi non ci diciamo mai quello che facciamo, ma 
sappiamo benissimo quello che non facciamo. Vare proprio che 
altri ci abbiano imitato" . 

Il progetto che sta alla base dell'intero gioco è nato dopo una 
fitta conversazione sul cinema splatter in mi' osteria bolognese; 
e sarebbe semplicemente la voglia di "creare spaesamenti in 
città" , parla ancora Ellroy, "innescare istanti in citi la gente si 
pone delle domande, si mette a riflettere su quel momento 
particolare della sua vita. Si accorge di stare vivendo. Solita- 
mente, quando unapersona cammina per strada, non è altro che 
un'unità di circolazione. Fa le vasche, vive di automatismi". 

Gli affezionati della frattaglia non amano definirsi, ma certo 
richiamano alla mente le gesta dei "situazionisti" degli anni 
cinquanta e sessanta. Somiglianza suggerita da Helena Veletta, 
"hackeratrice culturale e sociale" come lei si definisce, da sempre 
"situazionista", facendo riferimento ad attività telematiche 
deviatiti e destabilizzatrici. "I situazionisti, nella Parigi degli 
anni cinquanta, creavano eventi per vedere se era possibile 
creare immaginario, suscitare reazioni. E lo facevano per allar- 
gare la visione della realtà. Facevano anche della psicogeograf ia, 
ovvero davano vita alle situazioni, nei diversi distretti della città 
e studiavano gli sbalzi d'umore da zona a zona. Ed è quello che 
stanno facendo questi orroristi,o forse proprio neosituazionisti" . 

Ma il club misterioso a tutto ciò non replica. Sfugge alle gabbie 
delle definizioni, vuole restare solo un gruppo di persone, al di 
fuori di schemi generazionali, con anche una gran passione per 
il teatro. E infatti hanno apprezzato molto chi li ha paragonati 
al gruppo teatrale "Magazzini Criminali" o, Michele Serra che 
parla di "frequentatori di scuole di animazione teatrale" . Tutto 
molto sofisticato, d'accordo. Ma se capitasse al prode Ellroy, di 



47 



trovarsi sul cofano ima scodellata di budella fumanti? "Mi 
incazzerei. Ma ne sarei anche contento. Sono fiero delle mie 
emozioni 8 

II servizio di Benedetta Cucci contiene un richiamo in 
due righe e la riproduzione della copertina di un libro. 
Vero e proprio input per quanti avessero voluto capire. 

Mentre scrivo vengo preso da un dubbio di scorrettezza 
nei confronti di colleghi più autorevoli: come un pormi 
sopra non intenzionale. Alla fin fine, seppure avvantag- 
giato dal tempo di riflessione che un periodico (rispetto a 
un quotidiano) consente, ero anch'io partecipe di un 
sistema-mediatico-bersaglio. Il secondo vantaggio era dato 
dalla mia attenzione agli antagonismi. Ben lontano dal 
cattivo gusto dell'auto-citazione, dò quindi conto di quanto 
scrissi di quel libro: Transmaniacalità e Situazionauti di 
Roberto Bui 9 . Passaggio necessario per comprendere 
l'evoluzione progettuale Luther Blissett: 

"(...) Nel tempo delle autostrade telematiche, il movi- 
mento cyberpunk comprese non soltanto l'urgenza di uno 
spostamento del Luogo del contendere, ma che la partita 
mortale contro la nuova oppressione si giocava a partire 
dall'informatica. I sistemi avanzati erano i terminali e il 
cervello era il Grande Computer, magazzino di dati con- 
tenenti estratti di ogni singolo individuo, fino alla direzione 
automatica di memorie strategiche militari - eterocondu- 
zione di movimenti bancari conca tena ti sul piano mondiale 
e - più avanti - la sua stessa capacità di controllo sull'ela- 
borazione dei dati acquisiti in un onnivoro aggiornamen- 



48 



to difeso in canali informatici inaccessibili. La condizione 
dell'uomo, dunque, veniva affidata alMeccanismoperfeffo, 
scavalcando così la metodologia e lo stesso significato 
tradizionale di politica. I cyberpunks seguono l'evoluzione 
del Dominio evolvendo di pari passo nella ri-definizione 
dei linguaggi e negli strumenti dello scontro. Ed ecco che 
avanza dopo un lungo sopore, un non-movimento, un 
'coagulo, un laboratorio diffuso e policentrico, dove si 
forgino sempre nuove e diverse armi'; la Transmaniacali- 
tà, elaborazione urbana di resistenza e guerriglia, in 
qualche modo ancora umanistica, e che utilizza le strade 
telematiche, l'etere per un Network di Contrapposizione 
Globale, simulazioni e spostamenti dei sensi logici con- 
venzionali fomentando eventi "caotici" incontrollabili. 
Così la transmaniacali tà è il vento intelligente che ipotizza 
l'inadeguatezza (metodologica) e il superamento di 
strumenti di lotta obsoleti della sinistra estrema che invece 
oppone una critica pragmatica alla nuova utopia. 

Scrive Pina D'Aria nella breve e appassionata postfazio- 
ne al libro di Bui: 

"I surrazionali, i situazionauti, i transmaniaci (...) non 
realizzano identità, in quanto schegge, tramortiscono la 
Lingua sfiancandone i muscoli e le ideologie, emanazione 
del codice, che assume anche la carica del fallimento e si 
rinnova e si rioriginalizza con la forza non già della 
ripetizione, bensì della memoria, la quale permea la pelle 
di radicalismi e nazionalismo e giammai di critica e radi- 
calità. A voler significare questo passaggio, affermo : non 
è l'immaginazione su postazioni di difesa, non sono le 
visioni, di morte e di liberazione dal Tiranno che ci entu- 



49 



siasmano, ma il gioco iperistruttivo e maniacale della 
presenza che si percepisce e pervertisce; sgomina le turbe 
proposte dal Manicomio e le supera in piazza senza cortei, 
piagnistei e baruffe../' 

Ho parlato e discusso con Roberto Bui volendo evitare 
una recensione al suo libro ("L'ho scritto materialmente 
io, ma è stato partorito collettivamente"), che nella fatti- 
specie trovavo inadeguata. Quando ci siamo incontrati 
c'erano anche Aldo Vignocchi (Cavalla Cavalla), Cristian e 
Cristiano. Riporto, dandola come unica voce (collettiva) 
parte della discussione, basata sulla trascrizione di oltre 
un'ora di registrazione: 

1. "All'inizio è nato il Collettivo Transmaniacon. La rete 
telematica ECN era già stata fondata da qualche anno, 
stavamo cominciando Radio K e già da anni esistevano i 
Cavalla Cavalla e la derivazione Tribade Tecnica. All'in- 
crociarsi di queste esperienze ci dicemmo che dovevamo 
forzare i media che avevamo costruito nella maniera più 
radicale possibile". 

2. "Il libro proviene anche da una sedimentazione dei 
concetti radicali degli ultimi decenni. A sinistra si pensa 
che il potere tenti di sradicare gli individui o privarli 
dell'identità, mentre la strategia è quella di imporre iden- 
tità prefabbricate, fittizie a cui agganciarti da tutti i punti 
di vista. Da qui deriva la nostra incapacità di muoverci in 
maniera fluida sullo spazio liscio della città, perchè si 
cerca di costruire, per la propria sicurezza una nuova 



50 



identità, un nuovo corrugamento che impedisce al tran- 
smaniaco di PATTINARE. Lo spazio fisico e percettivo 
viene completamente livellato dal capitale con produzio- 
ni di concetti e immagini in tempo reale (...)". 

3. "La differenza tra noi e il movimento cyberpunk sta 
nel nostro non voler costruire isole o spazi di agibilità 
fisica recintati utopicamente nell'etere o nei centri sociali. 
Noi vogliamo saccheggiare il valore degli spazi altrui (lo 
spazio pubblico), per mostrare che sono possibili altri 
spazi non fissati, ma da attraversare come fomentatori 
anonimi di caos". 

4. "La transmaniacalità non è né clandestina né spetta- 
colare, rompe la dialettica fra queste due dimensioni. E' 
vero, la dimensione del rischio non si può rimuovere: è 
come quando comunico: la mia parola la scambio, la 
perdo, la dono. E siamo consapevoli che non c'è azione o 
linguaggio che non sia recuperabile dal potere. La scom- 
messa è giocare col rischio..." 

5. "AHTNTERZONA diamo un diverso significato da 
quello corrente dopo Burroughs. Essa è quella zona in cui 
si trova l'anticipazione critica e sovversiva, che è appena 
avvenuta e che non è stata ancora recuperata. In quell'at- 
timo (o Interzona) cerchiamo di incunearci per ritardare il 
recupero e dilatare l'anticipazione critica e poi, vista l'ine- 
vitabilità del recupero o della repressione, cercare - nel- 
l'ultima frazione di secondo - di scartare e creare un'altra 
Interzona". 



51 



(...) Spento il registratore, mi sorgono seri dubbi circa 
l'intelligibilità, non degli interventi, ma della veicolazio- 
ne che io ne ho dato. 

Cerco nel testo di Bui i momenti chiari/definitivi: 

La Transmaniacalità non è un riferimento organizzati- 
vo né perimetra un ennesimo racket militante (...) 

Situazionautica "(navigare sulle e nelle situazioni) e 
questo "aggredire" (Transmaniacalità) (...) (che) fa leva 
sulla corporeità insurrezionale, inseguendo il "negativo" 
(la noia, il controllo sociale...)" 

La Transmaniacalità (...) "non è che il movimento 
cosciente e irrequieto dei corpi, la deriva identitaria den- 
tro e contro la microfisica del potere..." 

La Memoria "può essere usata come arma, ma dev'es- 
sere abbandonata quando sta per diventare feticcio, 
quando sta per diventare dominio. Procedere oltre e 
contro la memoria non significa scordare gli insegnamen- 
ti dei precedenti cicli di lotte... C)" 10 . 

Il compendio dell'idea transmaniaca di Bui aveva un 
percorso antecedente lungo almeno due anni. A Bologna 
Radio K. Centrale emetteva una trasmissione (TRAN- 
SMANIACON) che diventerà Fanzine "in attesa di re- 
pressione" nell'aprile del '93. E' qui che si rintrecciano i 
primi segni evidenti di quanto più avanti, verrà elaborato 
col confronto tra le diverse menti che attorno al pensiero- 
base confluiscono: 

"(...) liberare il linguaggio, usarlo per produrre eventi, ed 
usare gli eventi per creare un nuovo linguaggio. 



52 



(...) L'unico modo di sovvertire i codici è tendere alla 
separatezza, costruire eventi-ambienti, (...) situazioni. Un 
nostro compagno, Riccardo, usa l'espressione 'autodeter- 
minazione ambientale'. Dice che non c'è un ecosistema da 
salvare, c'è caso mai un ecosistema da distruggere 11 . 

Con Ecosistema s'intende naturalmente anche il Codice, 
il sistema dei segni e dell'informazione. Non ci interessa 
una scienza dell'informazione, ma una scienza del suo 
sabotaggio, un'anticibernetica transmaniacale". 

Cosa significa esattamente transmaniaco? . E cosa signi- 
fica situazionauta? 

"Sono quasi due sinonimi: Transmaniaco è chi opera per 
produrre eventi, per estrarli col forcipe dall'intrigo di 
pseudoeventi in cui ci costringe la sopravvivenza quoti- 
diana. Abbiamo ripetuto più volte che questa parola è 
tratta da un romanzo di fantascienza di John Shirley 12 . 

E' spesso questa fiction negativa a ispirarci, questa nar- 
rativa d'anticipazione, cinica, corrosiva... Essere transma- 
niaci significa precipitarsi dentro l'interzona 13 per ren- 
dere più difficile il recupero, per scompigliare tutto; ma 
significa anche provocare, dissestare la quotidianità... (...) 

Situazionauta, come dice la parola, è chi naviga nelle 
situazioni, chi le attraversa e le squarcia. Parlo delle 
situazioni costruite dal potere, non di quelle costruite da 
noi, che hanno un ben diverso valore, di riappropriazione 
della vita. 

(...) Lo spettacolo è un sistema di simulacri che non sono 
né veri né falsi: hanno la loro verità ed hanno la loro 
menzogna. Conquesto voglio dire che è inefficace V assalto 
frontale, lo scontro molare con le falsificazioni dei media. 



53 



Occorre immergersi nel vortice, imparare a sabotare in 
modo fluido i codici dominanti, nel modo più fluido 
possibile, e più imprevedibile. Altrimenti esprimeremo 
solo miseria e sconforto, perchè loro hanno indubbiamen- 
te mezzi più potenti, apparentemente monolitici ma in 
realtà elastici, adatti a tutte le dimensioni dello scontro, a 
quelle locali, molecolari, e a quella generale, molare../' 14 

Mentre la prassi transmaniacale comincia la difficoltosa 
ascesa verso l'Attenzione, nel multispazio dell'under- 
ground antagonista, da Radio Città del Capo e dal suo pa- 
linsesto (ancora Bologna, ma ormai alla vigilia di rami- 
ficazioni internazionali), deborda 15 una trasmissione dal- 
l'identità irregolare: // Puttanoroscopo 16 . "Un delirio este- 
tico-radiofonico". Un debordare appunto, di provocazioni 
talora al di là del consentito. 

Un contenitore sopraffatto dai propri contenuti, una 
peregrinazione dissociante di citazioni, assemblages, 
musiche musichette e musicacce, stratagemmi tecnici. 
Senza un centro, come una serrata sequenza di segmenti 
autonomi che soltanto la costrizione in uno spazio tempo- 
rale radiofonico ne permetteva l'identificazione. 

Più avanti // Puttanoroscopo troverà un remixaggio in- 
tuitivo e poi finalizzato nella trasmissione Luther Blissett. 

Intanto all'inizio del '94 un gruppo di giovani "non 
omologabili" produce River Phoenix, la Inufficiale Fan- 
zine della NO Generation, che motiva così la sua testata 17 : 

"Non è per creare miti. Noi, purtroppo o per fortuna, 
non abbiamo nessun mito. Noi siamo la generazione alla 



54 



quale la mitologia è stata negata del tutto (se si esclude 
qualche palliativo cantante pop...). 

E non è nemmeno per sfruttare la pubblicità post mor- 
tem di un attore già poco noto e che comunque tra qualche 
mese avranno dimenticato tutti quanti. 

River Phoenix perchè è un esempio paradigmatico di 
questo decennio senza storia, di una generazione chiusa 
tra le cause ecologiste per i ricchi che possono permetter- 
sele e una gamma sempre più vasta di droghe e di felicità 
sintetiche. 

'River' come 'paradosso'; 'River' come 'contraddizione' 
dei 90's che avanzano con il loro carico di sensata assur- 
dità e logica distorta. Non ci sentiamo "belli e dannati" 
(James Dean era già morto da un pezzo quando siamo 
arrivati noi), ma chiusi tutti quanti nel 'nostro privato 
Idaho', nella cella delle nostre paranoie e inestricabili 
storie 'personali' e della libertà di non fare niente. 

Vorremmo cercare di segare le sbarre prima che i capelli 
ci diventino bianchi e ci si abitui ai ritmi biologici della 
prigione; o prima di morire su un marciapiede sudicio 
senza che nessuno muova un dito per aiutarci. 

E sia chiaro che lo facciamo per noi stessi... Perchè non 
vogliamo ingoiare le loro pillole di gioia artificiale né 
essere quelli che passano e lasciano crepare la gente per 
strada. Noi rivendichiamo il nostro diritto a essere 'altro' 
da tutto questo. 

Vogliamo riappropriarci del nostro futuro, della nostra 
speranza, della nostra vita" 18 . 

Con tratteggi rivoluzionari, ambigui, horrorifici, neoin- 
tellettuali e ludici, la Confusa Figura è ora un soffocato 



55 



battere di zoccoli, per l'orecchio poggiato a terra dell'in- 
diano che ausculta l'arrivo dei suoi. 

La Figura ha un nome come un'eco il cui suono da molti 
punti torna, sempre uguale. 

E' un evento o è il solito Silenzio Affollato, per le Grandi 
Orecchie del Potere-Controllo Quotidiano. 

E' quello. E' questo. E' altro. 



NOTE 

(1) Ballad ofa thin man (1965). 

(2) Carlino-Bologna, 31.5.1994. 

(3) Op. cit, : Quei reperti maleodoranti sotto i sedili dell autobus, 
18.6.1994. 

(4) Scherzi di pessimo gusto La Repubblica -Bologna, 18.6.1994. 

(5) Op. cit. , 29.6.1994. 

(6) Op. cit. , 15.7.1994. 

(7) Ibid., finestrella aperta a pie d'articolo, col titolo Nostri attori 
dei macelli. 

(8) Che horror, l'arte dalle interiora, 14.7.1994. 
56 



(9) Synergon, febbraio 1994. Roberto Bui, psicogeografo e stu- 
dioso di psicosi del complotto conseguenti ad epidemie. Dal- 
l'uscita del suo libro di lui non si sa più nulla. Un suo probabile 
recapito è: Luther Blissett c/o BM Senior, London WC IN 3XX, 
UK. 

(10) G. Centi, Nuovi antagonismi - L'insurrezione transmaniaca, 
Mongolfiera n. 122, del 24.6.1994 

(11) Riccardo Paccosi: attore teatrale fondatore della Compagnia 
Pneumatica e organizzatore degli stages di Teatro Situazionau- 
tico Luther Blissett, già autore e interprete di Perdita di fiato 
(adattamento di un testo di Edgar Allan Poe) e di uno Studio 
sull'Apocalisse di Giovanni. Non si contano le denuncie a suo 
carico per procurato allarme e resistenza a pubblico ufficiale. 

(12) J. Shirley, Transmaniacon, Mondadori /Urania, 1979 

(13) Interzona: Termine coniato da William Burroughs nel 1954 
nel corso della tormentata stesuradi Naked Lunch (trad.it.: Il pasto 
nudo, Sugar, 1964) pubblicato in Francia nel 1959. Proprio 
Interzone fu il primo dei titoli pensati per questo che è uno dei 
libri più grandi e criptici del '900. 

(14) Roberto Bui, Chi sono gli 'amici del popolo' e perché lottano 
contro isituazionauti. Intervento costruito a mo' di intervista, con 
il doppio pseudonimo di Mastro Ciliegia e Fabrizio Patroclo 
Belletati, Transmaniacon, febbraio 1993. 

(15) Deborda: qui nell'accezione di "Uscir fuori" riferito a Guy 
Debord per vaghi paralleli utopici e soprattutto in riferimento 
al personaggio Debord nella sua ultima fase "schizoide". 



57 



(16) In origine titolo di una poesia di Samuel Beckett: Wwroscope, 
in Poesie in inglese, Einaudi, 1964. 

(17) Il 31 ottobre 1993, fuori dal ViperRoom, inSunset Boulevard 
a Hollywood, moriva giovanissimo l'attore River Phoenix, (e 
poche ore dopo lo seguiva a ruota Federico Fellini).Causa del 
decesso: cocktail di droghe e alcolici di vario tipo. Il paradosso 
di quella morte sta nel personaggio stesso: ragazzo per bene, 
vegetariano, impegnato sul fronte della tutela ambientale, fi- 
glio di pseudo-hippies già fans di Hermann Hesse (al punto da 
chiamare loro figlio River, dal fiume di Siddharta). I media si 
sono precipitati a parlare di un nuovo James Dean con tutte le 
debite banalità. 

(18) River Phoenix #0, testo redazionale, gennaio 1994. 



58 



IV 

MR. LUTHER BLISSETT 



C'è qui un problema filosofico piuttosto complesso che non 
starò a discutere, ma fra tutte le possibili combinazioni di 
lettere che si possono dare si trovano quelle che compongono, 
per così dire, i veri nomi di Dio. (...) Circa nove miliardi... 

Artur C. Clarke 1 



"Ascoltate questa storia. Dopo lo stupore iniziale verrà 
voglia anche a voi d'imbracciare il fucile della cultura e 
seguire l'esempio di questo strano personaggio, di 33 
anni, che sta facendo perdere la testa a ispettori, poliziotti, 
uomini politici, intellettuali del potere dell'ultra-tradi- 
zionale Inghilterra. 

Nato a Brighton (UK) nel 1961, Luther Blissett è un 
esponente di spicco della Mail Art e della Neoist Cultural 
Conspiracy, conosciuto in molti paesi. Il suo nome è plagiato 
da quello di un calciatore nero del Watford, capocanno- 
niere del campionato inglese nell'edizione 1982-83 (pro- 
tagonista anche di una sfortunata stagione nel Milan 
appena ri-promosso in serie A, stagione '83-'84). 

Attivo sin dalla fine degli anni Settanta col suo vero 
nome (Harry Kipper), Luther Blissett attira l'attenzione 



59 



della stampa popolare inglese nel 1981, con la performan- 
ce English Roundabout, a cui si ispirerà il gruppo pop 
degli XTC per l'omonima canzone dall'album English 
Settlement, 1982; travestito da Bobby, Luther Blissett si 
piazza al centro di un incrocio molto trafficato a Tower 
Hamlets, East London, e inizia a impartire agli automobi- 
listi direttive sconcertanti, finendo per provocare un co- 
lossale ingorgo e dileguandosi prima del (probabile) lin- 
ciaggio. Nei giorni successivi i Tabloids strillano 'Chi era 
il falso Bobby?', finché Luther Blissett non rilascia a The Sun 
un'intervista in cui annuncia 'Street guerrilla acts' e si 
richiama alle teorie dell'Internazionale Situazionista. 

Nel 1984 la sua performance The Neoist Guide Dog 
sconvolge Glasgow: tenuto al guinzaglio da un'amica 
non- vedente, Luther Blissett cammina a quattro zampe e 
sale sugli autobus. 

Quando un ispettore, più sconvolto che incollerito, vuole 
fargli la multa perchè privo di biglietto, i passeggeri - 
benché attoniti - lo difendono gridando: 'I cani per ciechi 
non pagano la corsa!'. 

Nel 1985 Luther Blissett s'intrufola nel furgone di 
un'agenzia d'affissioni di Lancaster e sostituisce ai mani- 
festi pubblicitari della Pepsi manifesti quasi uguali.. .Gli 
ignari attacchini tappezzano la contea con lo slogan The 
cimice of a nezv de-generation, che in breve farà il giro del 
mondo. 

Nel 1988, ispirati dal suo romanzo Pure Mania (una di- 
scussa apologia delle bande skinhead della capitale), 
alcuni teenagers del gruppo anarchico Up Against The 
Wall diffondono volantini in cui il volto di Margareth 



60 



Thatcher è sovrapposto a quello di una malata di linfosar- 
coma della mammella, mentre in un riquadro al leader 
laburista Neil Kinnock viene fatto esclamare: 'Smash 
England!' . Segue un'ondata di arresti e denuncie che 
coinvolge anche Blissett (ritenuto il grande vecchio del- 
l'operazione) e il tabloid di ultrasinistra Class War, che 
aveva ripubblicato il volantino. Luther Blissett viene as- 
solto, ma da quel momento Scotland Yard cerca di coin- 
volgerlo in qualsiasi cosa accada a Londra e dintorni 
(contestazioni, sommosse, sabotaggi, scandali, persino 
affissioni abusive ecc.). 

Una vera e propria persecuzione che costa a Blissett 
alcune commissioni da parte di gallerie o enti pubblici, e 
che ha il suo culmine all'inizio di maggio 1 994, quando un 
ispettore troppo zelante accenna alla stampa del presunto 
coinvolgimento 'di un artista d'avanguardia residente nel 
Leicestershire' nell'attentato bombarolo di Bishopsgate, 
rivendicato dall'IRA. 

Non ne segue alcuna incriminazione formale, ma Blis- 
sett decide un paradossale contrattacco: trasforma il 
proprio nome d'arte in uno pseudonimo collettivo inter- 
nazionale. Luther Blissett diviene un personaggio aperto, 
ridefinibile, a patto che chiunque in ogni parte del mondo 
usi quel nome per firmare le proprie performances, opere 
d'arte, contestazioni, rivolte, scandali, boicottaggi, fanzi- 
nes, lettere ai giornali.. .Lo scopo ultimo è creare una 
mitologia dell'improbabileedell'ubiquoecrearesituazioni 
al cui interno non esista responsabilità individuale. Re- 
centementesonoapparsidei Luther Blissett inScandinavia, 
Olanda, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria, Egitto, Por- 



61 



togallo e Canada. Il nome si propaga attraverso il network 
della Mail Art e per vie telematiche. In Italia qualcuno 
inizia a raccogliere l'invito, e si spera che i Luther Blissett 
cartacei, radiofonici, telematici, musicali, politici spuntino 
come funghi. Non c'è alcuna condizione né limitazione 
all'uso del nome collettivo. Non è necessario iscriversi a 
niente né avvisare nessuno. 

JOIN THE LUTHER BLISSETT PROJECT. 

Per ulteriori informazioni: 

THE LUTHER BLISSETT PROJECT 

PO Box 4, Syston, Leicestshire LE7 43D 

(United Kingdom) 

LUTHER BLISSETT 

N. Maesstraat 70 - 1071 RC Amsterdam 

(Holland) 

LUTHER BLISSETT 

Boterstraat 43 - 2811 Hombeek (Belgium) 
LUTHER BLISSETT 

c/o Radio K Centrale, via Azzogardino 23, 
40122 Bologna" 2 

L'estate del '94 stava spirando e il "giochino dei buon- 
temponi" anche. 

Iniziava a diffondersi la leggenda metropolitana del 
Nome Multiplo e delle sua gesta. Non si trattava più di un 
fatto bolognese, ma di una piccola epidemia europea, già co- 
minciata mesi prima, la cui estensione ignoriamo. Enfatiz- 
zati o minimizzati. Una leggenda è suppletiva in quanto 



62 



tale, sfugge alle indagini, alla conta. 

Dalla documentazione interna del Progetto questo è 
quanto risulta nel settembre del '94: 

"Attualmente hanno aderito al progetto di nome collet- 
tivo Luther Blissett decine di mail-artisi, riviste under- 
ground, poeti, per formers e collettivi di squa tters di alcune 
tra le principali metropoli europee. Molti, come è giusto, 
hanno aderito senza dichiararsi, invisibilmente; quindi il 
breve resoconto che segue è, per forza di cose, parziale. Il 
nome Luther Blissett è comparso anche nelle rivendicazio- 
ni di alcuni sabotaggi ludici in Norvegia e in Finlandia.il 
24 e 25 luglio nell'Antica piazza Kauppatori di Turku 
(Finlandia) si è svolto il XVP Festival delle arti intitolato 
al poeta nazionale Elias Lonnrot (1802-1884). Nei giorni 
precedenti, anonimi hanno distribuito ai giovani del luogo 
e agli immigrati russi e ucraini falsi biglietti omaggio, in 
cui si annunciavano spogliarelli e birra gratis. Migliaia di 
persone si sono accalcate alle transenne e, di fronte al 
diniego dell'organizzazione hanno travolto il cordone di 
polizia e invaso la piazza trasformando il Lonnrot Festi- 
val in un evento gratuito. La diffusione dei biglietti falsi 
è stata rivendicata da Luther Blissett. In Gran Bretagna, il 
nome di Blissett è usato a scopo di agitazione da FELLA- 
TIO JONES & THE SKINHEAD SQUAD (BM Senior, 
London WC IN 3XX, United Kingdom), che la polizia 
metropolitana accusa di avere diffuso un falso numero 
àìSpotlight, organo settimanale del fascista British Natio- 
nal Party, allo scopo di creare turbolenza e radicalizzare lo 
scontro ideologico nella capitale. A firma Luther Blissett 
circola anche un opuscolo dal titolo Marx Christ and Satan 



63 



United in Struggle. L'indirizzo di riferimento per la Cor- 
novaglia, dove il progetto Blissett è contaminato da riti 
finto-sciamanici e cultura pseudo-druidica, è: Luther Blis- 
sett, c/o P.H. McClure, Lanlovey,Budnik Estate -Perrance 
Porth, Cornwall TR6 ODB, United Kingdom. Il neoista 
ungherese Andres Voith (PFS - 4004 Debrecen, Hungary) 
ha organizzato una CAMPAGNA PER LA LIBERAZIO- 
NE DI LUTHER BLISSETT spacciando quest'ultimo per 
un detenuto politico statunitense. Voith ha talmente agi- 
tato le acque da ottennere interrogazioni parlamentari e la 
creazione di Comitati di solidarietà a Luther Blissett in quasi 
tutto il paese. Quando poche settimane fa Voith ha rive- 
lato che si trattava di un falso, nessuno ha reagito male, e 
alcuni comitati hanno deciso di non sciogliersi e di pro- 
seguire un'attività antirazzista e di solidarietà internazio- 
nale. Pare anche che in Europa stia circolando uno strano 
ciclostilato con un folle 'carteggio d'amore' (?) in francese 
tra Luther Blissett e un'anonima signora che, con nomi 
appena mascherati, coinvolge illustri parlamentari in orge 
S-M e Hard-Gore. Sembra che l'inglese AK PRESS (22 
Lutton Place, Edinburgh EH8 9PE, Scotland, UK) stia per 
pubblicare in inglese questo misterioso testo" 3 . 



64 



NOTE 



(1) The Nine Billicin Names ofGod, trad. it. : / nove miliardi di nomi 
di Dio, Einaudi, 1959. 

NOTA DELLA NOTA: 

Nel simbolismo numerico il 9 (entità archetipa) suggerisce la 
morte e la rinascita . Nell'immaginario ebraico, il 9 rappresenta 
la verità. Essendo il quadrato di 3, si è utilizzato per rappresen- 
tare l'infinito . Ripetuto 6 volte (999.999) significherebbe cono- 
scenza e sapienza. Nella mistica è la ricongiunzione dell'indi- 
viduo al tutto. Nei sogni indicherebbe la fine di un ciclo e il 
cominciamento di un altro come suggerimento a proseguire 
oltre quanto si è raggiunto, (cfr. S. Foglia, / simboli del sogno, 
Newton Compton, 1994). 

(2) Il quindicinale Mongolfiera è il primo a pubblicare in Italia 
questo documento. 

Cfr.: Mongolfiera, n. 1 - nuova s. - 16.9.1994. 

(3) L.B. , Situazione planetaria aggiornata al settembre 1994. 



65 



V 

LA PROVA GENERALE 



Credo in tutte le mitologie, memorie, 
bugie, fantasie, evasioni. 
James Graham Ballard 



E' giunto il momento che il curatore di questa cronaca di 
chi la cronaca vuole elettrizzare si faccia da parte per dar 
conto dei fatti che, per esteso affideremo ad uno, esempla- 
re. 

Nel secondo capitolo abbiamo accennato un esempio 
(lasciando aperte le porte alla riflessione del lettore) di 
come un movimento giovanile potesse essere fatto ogget- 
to di strabismo mediologico con dentro insita la domanda 
di cosa accadrebbe se le parti si invertissero. Più volte è 
stato richiamato il tema del confondimento o del manipo- 
lare il Manipolatore; ecco dunque la cronistoria di una 
Prova Generale ai danni della RAI, terza rete e in partico- 
lare della trasmissione spy "Chi l'ha visto?", ovvero 
Come fu che Luther Blissett quasi arrivò a "Chi l'ha vi- 
sto?". 



67 



"Al momento di avviare il Progetto Luther Blissett, in Gran 
Bretagna, ignoti hanno USATO il nome di Kipper, incol- 
lando assieme i pochi frammenti conosciuti della sua vita 
e creando un mito, una fiction la cui spinta propulsiva 
facesse decollare il multiple nume ideato da Kipper mede- 
simo. Hanno ricostruito la biografia di Kipper da cima a 
fondo: una vecchia casa di Londra è diventata, nell'icono- 
grafia blissettiana, la sua abitazione; un volto costruito al 
computer morphando fotografie degli anni '40 è diventata 
Tunica foto di Kipper di cui egli permette la circolazione', 
ed è stata spedita in giro per il mondo via Internet. Altri 
hanno aggiunto tasselli al mosaico della personalità di 
Kipper, inventandone scritti, interviste, dichiarazioni. 
Questo Kipper aveva ormai ben poco in comune con 
quello vero (giusto una piccola parte del suo passato e il 
ruolo di ideatore del Luther Blissett Project). Il nome col- 
lettivo si fondava così su 2 livelli di simulazione: un 
personaggio virtuale cercava collaborazioni reali per cre- 
are un altro personaggio virtuale le cui azioni avessero 
conseguenze e ricadute reali. E nessuno, nemmeno chi sta 
scrivendo, possedeva o possiede tuttora il quadro globale 
di ciò che è vero e ciò che è falso, né sà da chi arrivò il primo 
input. 

Dopo che la personalità di Kipper è divenuta coerente, 
a Luther Blissett viene l'idea folgorante: giocare proprio 
con il mito fondativo, innestare sull'effettiva scomparsa 
del vero Kipper (al momento nessuno sa dove si trovi...) 
la scomparsa (mediatizzata e amplificata) del secondo 
Kipper, quello virtuale, durante un viaggio in Italia; ga- 
rantendo così il completo oblio di ogni origine del Progetto 



68 



Luther Blissett, proprio come accade per le leggende me- 
tropolitane. 

In pratica, Luther vuole sottolineare che TUTTE le cre- 
azioni sono collettive, che non esiste il Genio individuale 
baciato dall'Ispirazione: esiste invece una grande e multi- 
forme Performance Globale - di cui il Progetto Luther 
Blissett è a sua volta un'allegoria - fondata sull'infinita e 
inconscia circolazione e socializzazione dei saperi e delle 
ispirazioni. TUTTI - consciamente o no - CONCORRONO 
A CREARE TUTTO, non c'è proprietà privata delle idee. 
Kipper/Blissett libera quindi il multiple name dalla pro- 
pria ingombrante tutela, mette in pratica il nietzschano 
'Che importa di me?'. Al secondo livello di simulazione 
(quello della COOPERAZIONE IN RETE tra i vari Luther 
Blissett), la scomparsa di Kipper sarebbe stata un' inchiesta 
sulla notiziabilità e sulla permeabilità dei media, e sulla 
capacità di Blissett di organizzarsi a livello transnazionale 
(in ogni sua fase, si è tratta to di una performance Bologna- 
Udine-Londra). 

La storia della scomparsa di Kipper è stata resa coerente 
ma non troppo (perché la realtà è spesso incoerente), 
ognuno ha dato un contributo specifico, si è prodotta una 
documentazione verosimile ma in gran parte non verifi- 
cabile, e si è fatto in modo che quanto era verificabile 
avesse tanta rilevanza simbolica da avvalorare tutto il 
resto. In parole povere: tante cose vere sono state assem- 
blate fino a creare una simulazione. Con tutto questo, la 
notte tra il 2 e il 3 gennaio 1995 Luther Blissett è riuscito a 
passare il filtro dell'ANSA, che ha diffuso la notizia dalla 



69 



sua sede di Udine. Il 4 gennaio tutta la stampa regionale 
riportava la notizia, ribattendo quasi testualmente il fax 
che avevamo mandato all' ANSA. Ecco uno degli articoli 
più dettagliati: 

Da // Piccolo, pag. 12 Regione, 4/1/95: 

DA BOLOGNA E DA LONDRA 

APPELLO PER RITROVARE HARRY KIPPER 

Inglese scomparso: è in Friuli? 

L'uomo, 33 anni, mago e illusionista, è stato segnalato per 
l'ultima volta a Bertiolo 

UDINE - Da Bologna e da Londra è rimbalzato in Friuli un 
appello per avere notizie dell'artista inglese Harry Kipper, 33 
anni, alto 1.75, capelli rosso scuro e occhi verdi "magnetici ", che 
non dà notizie di sè da circa dieci settimane. Come ha riferito da 
Bologna Federico Guglielmi, mi amico dello scomparso, Kipper, 
che con lo pseudonimo di Luther Blissett faceva anche spettacoli 
di piazza di magia, è stato segnalato l'ultima volta a Bertiolo, 
ospite di un artista friulano, Piermario Ciani, ed era diretto a 
Trieste. A metà ottobre, allo scrittore londinese Stewart Home 
era giunta una telefonata di Kipper che diceva di essere in 
Bosnia, poi i contatti sono cessati. Nessuno ha potuto accertare 
se la telefonata che l 'artista aveva detto di fare dalla Bosnia fosse 
in realtà proveniente da quel paese. Nessuno, del resto, è in 
grado di spiegare perché mai Kipper, benché eccentrico, avesse 
deciso di recarsi nell 'ex-Yugoslavia attraversando, magari sem- 
pre in bicicletta, quei luoghi tanto martoriati dalla guerra. Da 
quanto riferito da artisti italiani suoi conoscenti, Kipper stava 



70 



facendo, in mountain bike, un particolare giro d'Europa per 
tracciare una linea immaginaria che, unendo varie città f compo- 
nesse la parola "ART". Kipper aveva cominciato nel '91 questo 
giro di "turismo psicogeografico " tracciando la "A " da Madrid 
a Londra e Tolone. Nei due anni successivi Kipper aveva 
tracciatola "R" proseguendo e nel '94 aveva dato inizio alla "T" 
che dopo Trieste avrebbe dovuto portarlo a Salisburgo, Berlino, 
Varsavia e Amsterdam. Giunto nella nostra regione aveva 
deciso di tracciare idealmente la parola "ART" anche in Friuli. 
Aveva preso il via, l 'estate scorsa, da Pordenone. Aveva toccato 
Maniago, Sauris e Codroipo per scrivere la "A ". Tolmezzo, 
Gemona, San Daniele e Mortegliano le tappe per la "R ". Udine, 
Pontebba, Tarvisio e Treppo Gamico per la "T". Poi era andato 
a Bertiolo prima di riprendere il tour europeo. 

Questa narrazione era corredata dalla foto di Kipper, 
dai tracciati psicotopografici ART IN EUROPE e ART IN 
FRIUL , da testimonianze di artisti che avevano ospitato 
Kipper durante il suo passaggio a Bologna e da un'au- 
diocassetta con la voce di Kipper. Come scritto sopra, tutti 
gli elementi erano veri) a rendere falsa la narrazione com- 
plessiva era solo la loro interrelazione arbitraria. 

Il 6 gennaio, al numero di Bologna che Luther aveva 
dato all' ANSA come riferimento, ha telefonato la redazio- 
ne di "Chi l'ha visto ?". Si sono detti 'affascinati' dal 
personaggio di Kipper e interessati a riportare 'l'atmosfe- 
ra culturale', a descrivere 1' ambiente 'neoista' e psicoge- 
ografico di Bologna, Udine e Londra; hanno detto che 
volevano fare un servizio sulla vicenda, si sono detti 
disposti a recarsi anche a Londra. Dopo un veloce consul- 



71 



to coi suoi omonimi friulani e londinesi, Luther ha accet- 
tato. 

Ili gennaio la troupe è venuta a Bologna, e ha girato ore 
e ore di materiale sul movimento, sul nome collettivo e 
sull Associazione? Psicogeografica di Bologna, ricostruendo i 
giri e le frequentazioni di Kipper a Bologna nell'estate 
1994 (poco prima della sua scomparsa), e constatando 
l'influenza che egli aveva esercitato sui cosiddetti tran- 
sitiamoci e sulla scena bolognese tutta. Il regista della 
troupe ha avanzato l'ipotesi che la scomparsa fosse una 
performance atta a generare una leggenda urbana, ma 
non era certo in grado di capire quanto la vicenda fosse 
complicata e non sapeva bene cosa fosse vero e cosa fosse 
falso... Il giorno dopo, la troupe era a Udine, sui luoghi 
della scomparsa. 

Dalla seconda pagina del Gazzettino del Friuli del 12/1/ 
1995 

"CHI L 'HA VISTO? " IN FRIULI 
SULLE TRACCE DI KIPPER 

Anche quelli di "Chi l'ha visto? " sono sulle tracce di Harry 
Kipper, l 'artista-performer inglese che sarebbe scomparso alcu- 
ne settimane fa in Friuli. Per cercare di saperne di più su questo 
personaggio, che aveva progettato con il friulano Piermario 
Ciani una performance concettuale costituita da un giro in 
bicicletta che doveva formare la parola "Art " ( "arte ") tra i paesi 
del Friuli, una troupe della trasmissione di Rai 3 è arrivata ieri 
in città, a Radio Onde Furlane, da dove erano stati mandati in 



72 



onda, prima di Natale, una serie di appelli per ritrovare Harry 
Kipper. Per ricostruire gli ultimi passi, prima di recarsi in 
Inghilterra, quelli di "Chi l'ha visto" hanno parlato con Paolo 
Cantarutti della rivista "Usmis ", che aveva pubblicato il pro- 
getto della performance, e con l'artista di Rovigo Alberto Rizzi, 
in contatto con Kipper. Secondo il regista della trasmissione, la 
scomparsa non sarebbe altro che un' opera d'arte concettuale 
messa in atto dallo stesso artista inglese. 

Due giorni dopo, 13 gennaio, la troupe è arrivata a 
Londra, dove ha intervistato Stewart Home e Fabian 
Tompsett della London Psychogeographical Association. 
Stewart e Fabian hanno mostrato loro la 'casa di Kipper', 
oltre a fornire altro materiale. A questo punto stava per 
iniziare la fase di montaggio, e il servizio avrebbe dovuto 
andare in onda nella punta ta di martedì 1 7 gennaio, ma c'è 
stato un imprevisto... 

Un collaboratore di "Chi l'ha visto?", sfortunatamente 
(per noi) domiciliato a Udine, si è imbattuto nella diceria 
popolare che voleva la 'scomparsa di Kipper' un'inven- 
zione dei compagni di Usmis e di Radio Onde Furlane (in 
combutta con bolognesi e londinesi) sulla falsariga di 
un'analoga performance psicogeoturistica risalente a un 
anno fa. Ovviamente era una balla nella balla (dopo un pò 
le leggende urbane, come è giusto, si autonomizzano e 
vanno avanti da sole), ma è bastata a mettere la redazione 
di "Chi l'ha visto?" sul chi vive. 

Alla fine, il servizio non è andato in onda, cionondime- 
no il caso è esploso sulla stampa nazionale 1 . 

E' probabile che un'operazione del genere sia assoluta- 



73 



mente inedita per la TV italiana. Questa è l'ennesima prova 
(la più rilevante) dell'efficacia di uno strumento come il 
nome collettivo, che permette a soggettività antagoniste 
diversissime tra loro di AGIRE IN RETE senza diffidenze 
reciproche o paranoie identitarie, e di influenzare senza 
fatica l'immaginario collettivo, evitando di impantanarsi 
nelle inconcludenti lamentele sullo Spettacolo o sullo 
strapotere televisivo" 2 . 



NOTE 



(1) Cfr. A.I., "Chi l'ha visto? " E la burla dilaga, Il Gazzettino del 
Friuli, 19.01.95 

Alberto Artese, Cyber-beffa a "Chi l'ha visto? ", Il Resto del Carli- 
no - pagine nazionali - 20.01.95 

Giancarlo Martelli, // club dei goliardi telematici, Corriere della sera, 
21.01.95 

Vanni Masala, In cerca di Kipper che non esiste, l'Unità, 21.01.95 
"Chi l 'ha visto ? " Per Giovanna Milella non c 'è stata beffa, trafiletto 
su l'Unità, 22.01.95 

(2) Ricostruzione del L.B.P. {Luther Blissett Project), 20.1.1995. 



74 



VI 

MR. KIPPER, 
LUTHER DEI LUTHER 



Mettere al riparo tutte le immagini 
del linguaggio e servirsene, 
perché sono nel deserto, 
dove bisogna andare a cercarle. 

Jean Genet 



Malgrado l'amicale collaborazione di/ dei Blissett sulla 
quale ho potuto contare nel corso di questo lavoro, la mia 
posizione è sempre stata quella di Colui che Dubita. 

Conoscendo la facilità, direi la spontaneità con la quale il 
Multiplo (e quindi i Multipli) ama/amano inquinare le 
informazioni su se stesso /stessi, e malgrado fossero stati 
messi a mia disposizione tutti (presumo al 90%) i loro 
documenti interni, ho più volte - preso da un giuoco 
evidentemente singolare -cercato a loro insaputa conferme 
alle citazioni, ai virgolettati, a fatti e nomi. 

Non ho avuto grandi sorprese sulla sponda del sospet- 
to: quel che immaginavo plagiato o falsificato trovava 
immediate conferme. 

Le sorprese sono arrivate sulla sponda della certezza: 



75 



quel che davo per vero risultava falso. 

Anche per questo è presumibile il mio particolare inte- 
resse su vita e deriva di Harry Kipper, Inquinatore Primo, 
Grande Untore dell'epidemia blissettiana. 

"I Sex Pistols avevano suonato in maggio al dipartimen- 
to di Belle Arti di Reading, avendo come spalla i Kipper Kids, 
un duo di performers (entrambi di nome Harry) che 
presentava un allestimento intitolato The Boxing Match. 'Il 
succo consisteva nella presenza di un giudice e di un 
arbitro', dice Genesis P-Orridge. 11 succo era che l'Harry 
pugile avesse i guantoni e combattesse contro sé stesso. 
Doveva così colpirsi coi pugni in faccia più forte che 
poteva. Siccome l'esibizione non terminava finché il pugi- 
le Harry Kipper non finiva a tappeto, lo spettacolo era 
molto sanguinario.'" 1 

I precedenti di Kipper prima degli anni Ottanta sono 
fumosi e la loro importanza è proporzionale al culto o alle 
ricerche condotte a vario titolo. E' il presente di colui che ha 
dissolto il suo pseudonimo nel mondo, ad accendere una forte 
attenzione. 

Dov'è, cosa fa, che pensa - adesso - Harry Kipper? 

Avrebbe potuto darci qualche indicazione utile Genesis 
P-Orridge, se non fosse latitante per guai con la giustizia. 

Le mie ricerche sono franate già alla prima telefonata a 
Francoforte, dove potevo fidare sulla collaborazione in- 
vestigativa di un'amica che lavora nel cuore informatico 
e direzionale di una grande casa editrice tedesca aggan- 
ciata ai colleghi inglesi. 



76 



Si aggiunga che Patricia (la mia complice) è appassiona- 
ta musicofila e a suo tempo completamente immersa nel 
movimento punk. 

Nel corso della telefonata mi raccontò un episodio circa 
Luther Blissett che ha dell'incredibile e del quale dirò più 
avanti, ma di Kipper mi riferì soltanto alcuni "si dice" che 
annotai. 

Richiamandomi qualche tempo dopo, Patricia confer- 
mò che tutte le strade tentate ribadivano (e lo disse con un 
certo narcisismo) che quanto lei sapeva altri ignoravano o 
al più confermavano. 

A questo primo tentativo ne seguirono altri in diverse 
direzioni con risultati sconfortanti. 

Fu così che infine mi risolsi a porre il mio quesito a 
coloro che - alla luce di un ragionamento banale - avreb- 
bero potuto scioglierlo fin da principio, i Luther Blissett, 
ai quali confesso qui ed ora la mia difficoltà a domandare 
su Kipper. 

Perché nascondendo loro le precedenti ricerche rischia- 
vo di consegnarmi alla loro fertile fantasia che non era 
certa, ma probabile. Di quella probabilità temevo. E li ho 
consultati per ultimi perché il mio dubitare faceva il loro 
giuoco in una situazione circolare, se si pensi a certe con- 
siderazioni su Rabelais e l'immaginaria abbazia di 
Thélème 2 . La considerazione enigmatica è questa: "io 
mento, dice il cretese: se mente, dice la verità; se dice la 
verità, mente" 3 . 

Al termine di questa operazione ecco quanto risulta alla 
fine di maggio '95. 

L'ipotesi più attendibile (secondo fonti britanniche...) 



77 



è che Kipper abbia assunto una nuova non-identità, cam- 
biando il suo cognome da Kipper in Cooper e che a ppunto 
col nuovo 'titolo' di Reverendo William Cooper si stia oc- 
cupando di pratiche sessuali radicali insieme al noto 
performer californiano Coleman Healy . Ciò non stupireb- 
be perché sul finire degli anni Settanta Kipper firmò un 
trattatello sulla cultura SadoMaso intitolato Hot Blades, 
ristampato più volte nel circuito underground e oggi 
reperibile unicamente su Internet 4 . 

Per quanto riguarda invece le produzioni di Kipper nel 
periodo immediatamente precedente il lancio del Luther 
Blissett Project, i suoi manifesti neoisti si trovano in ap- 
pendice a questo volume, ma sono reperibili anche in: 

Re: Action, Newsletter of the Neoist Alliance #0, Dee. 
1993; 

Fatuoustimes, special fatuous noise and politics #4, 
London, Jan. 1994; 
Perspectives #7, The art of provoca tion, Spring 1994; 
European Counter Network 5 ; 
Cybersex BBS 051 /555355; 
AvANa BBS - Avviso ai naviganti 06/2574110; 
Link BBS 051/371101. 

L'errore è stato forse cercarlo. 

Bisognava intuirne le possibili derive, seduzione estre- 
ma e non definitiva in materia di leggenda metropolitana. 

Kipper sembra l'infosfera 6 che alberga la leggenda. 

Kipper fugge dal proprio simulacro fino alle estreme 
conseguenze, così che il suo vivere o morire non abbia 



78 



alcuna rilevanza. 

"Soffia nel vento". E a noi sembra molto più affascianate 
del suo stesso ritrovamento. 



NOTE 



(1) Jon Savage, Punk! I Sex Pistols e il Rock inglese in rivolta, Ar- 
cana, Milano, 1994. 

(2) Cfr.: Francois Rabelais, Gargantua e Pantagritel. In part. Libro 
I e II, Einaudi per la trad. italiana. 

(3) A.Gluckmann, op. e, p.ll 

(4) Cfr. Rev. William Cooper, Sesso Estremo, Pratiche senza limiti 
nell'epoca cyber, Castelvecchi, Roma, 1995, pag.32-35. 

(5) ECN: Milano - 02/2840243 

Torino -011/6507540 
Padova 049/8756112 
Bologna -051/520986 
Roma -06/4467100 
Brescia - 030/45670 

(6) "Chiamiamo infosfera l'ambiente nel quale le menti sono 
immerse e nella quale circolano e si mescolano i flussi di 
informazione". Franco Berardi, La versione mutante, in 60/90 
dalla psichedelia alla telepatica, Synergon, 1992, p.60. 



79 



VII 

PSICOGEOGRAFIA 
DELLA VITA 



La cultura deve essere Varia (ma non un'aria o un'area), 

ma questo non esclude 
che vi siano da sempre degli asmatici o 
dei pescatori di perle. 
Si riscrive perchè non si può scrivere. 

Carmelo Bene 1 



Febbraio 1995: la fanzine River Phoenix fluisce nel Luther 
Blissett Project e recita il proprio requiem. 

"(...) alcuni degli ex-redattori di River Phoenix hanno 
deciso di fare aderire La Inufficiale Fanzine della No Genera- 
tion al Luther Blissett Project. Per dimostrare che se questa 
generazione non ha niente in comune oltre al fatto di non 
avere niente in comune, allora la No Generation non 
esiste: non è mai esistita e se si parla di essa si parla di un 
fantasma (...) non parliamone più" 2 . 

Ad aprile esce LUTHER BLISSETT, Rivista di Guerra 
Psichica e Adunate Sediziose. 

Alle 0.30 di giovedì 22 settembre 1994 aveva esordito 



81 



dalle frequenze di Radio Città del Capo e, in ponte radio, su 
Radio K Centrale la trasmissione settimanale del Progetto. 

In prima pagina, di spalla, su La Stampa così ne parla 
Gabriele Romagnoli in uno scritto di grande atmosfera: 

A mezzanotte e ventotto minuti Luther distende sul tavolo la 
mappa della città e ci posa sopra un pennarello nero. A mezza- 
notte e ventinove saluta i ragazzi che escono dallo scantinato 
diretti alle automobili, controlla che le linee telefoniche fun- 
zionino, sceglie il primo disco e aspetta. A mezzanotte e trenta 
apre il microfono: "E' ancora mercoledì notte a Radio Città del 
Capo, è ancora Luther Blissett che vi parla. Le pattuglie Luther 
Blissett sono già lanciate verso le loro derive. Il viaggio psicoge- 
ografico è cominciato. Datemi le vostre emozioni per compierlo. 
Portatemi fuori rotta, fatemi disegnare un tracciato che non 
avrei mai immaginato e poi seguitemi. Lasciatevi condurre nei 
cunicoli, lungo le strade, sui muri dei palazzi, aiutatemi a 
scomporre i quartieri perché non siano più le nostre prigioni, a 
violentare la città per non essere violentati" . 

La voce viaggia sopra i tetti di Bologna addormentata. La città 
che a quest'ora non sogna e non mangia, non studia e non balla, 
ascolta. Ascoltano gli studenti fuori sede accovacciati nelle loro 
tane da mezzo milione a posto letto, ascoltano i suonatori di rock 
da cantina che hanno abbandonato gli strumenti e afferrato le 
bottiglie, ascoltano gruppi di ragazzi che vanno in giro con la 
bicicletta e la radiolina incollata all'orecchio per poter raggiun- 
gere i luoghi che Luther Blissett indicherà durante il program- 
ma. Ascoltano la voce che dice: "Mi collego con la prima 
pattuglia che ha raggiunto la deriva. Dove siete?". La voce 
all'altro capo risponde: "Siamo al Fiera Districi, in uno degli 



82 



ombelichi di Bologìia, qui, fra le torri progettate da Kenzo 
Tange, in questo polmone d'acciaio della città. E da qui vediamo 
il futuro scorrere, vediamo come diventerà questa zona secondo 
il progetto dell'architetto Benevolo, con tanti tapis roulant a 
collegare i diversi palazzi, con la gente che ci cammina su senza 
più essere padrona nemmeno dei propri passi, a guardare le 
architetture svettanti per non guardarsi i piedi". E Luther, dallo 
studio: "Accendete un falò al centro del Fiera Discrict, metteteci 
intorno dei cartelli, come se fosse una manifestazione di operai 
che protestano all'una di notte per bloccare i lavori del cantiere, 
sprigionate energia sul territorio per fermarne il degrado". A 
volte funzionano anche cose così, dicono. La settimana scorsa 
Luther Blissett ha portato un "attacco psichico" al progetto di 
ristrutturazione della stazione ("torri anche lì, e tre piani, e un 
centro commerciale") e stanotte annuncia fiero che "all'archi- 
tetto Bofill è bruciato il plastico nel suo studio". Segna con il 
pennarello un cerchio nero accanto al Fiera District, uno accan- 
to alla stazione e li congiunge: il viaggio "psicogeografico " è 
cominciato. Il resto del percorso che le pattuglie compiono è 
un'interazione tra le suggestioni di Luther e quelle degli ascol- 
tatori. Lui dice: "Esploriamo i cunicoli sotto la città" e un 
ingegnere idraulico di 76 anni si collega e per venti minuti dà 
istruzioni su come muoversi sottoterra. Quando le pattuglie 
risbucano sono vicine a Piazza Maggiore e un ascoltatore le 
invita a scandire il nome di Luther Blissett al contrario. Parte 
il coro e saranno almeno trenta, perché si sono aggregati tutti i 
randagi della Piazza Grande. Poi di n uovo via, perché Luther ha 
ricevuto la chiamata di una studentessa ammalata che ha 
bisogno di medicine e la pattuglia le va a comprare e gliele porta. 
Più tardi consegneranno dodici pizze alla festa in casa di un 



83 



docente americano e qualcuno si fermerà lì, quando saranno le 
due e un quarto e Luther avrà invece una nuova missione per 
superstiti: "Raccontare le luci della città, quartiere per quartie- 
re". Il piccolo corteo di auto si divide. Telefonano: "Quartiere 
Bolognina, un dormitorio. Nessuna insegna, tre finestre alzate 
e, dietro, luci da schermo azzurrino di televisione" . "Quartiere 
Navile, solo le luci agli uffici di banche e finanziarie" . 

"Ci stanno spegnendo - commenta Luther -. Tolgono la 
corrente alla città di notte, le tolgono tutto, anche le prostitute: 
ce n'erano centoquaranta, sui viali, adesso le hanno ridotte a 
sessanta e cantano vittoria, le hanno mandate a battere, conta- 
giare e contagiarsi altrove, ma non gliene frega niente, l'impor- 
tante e che non rovinino l'arredo urbano notturno. Allora 
ragazzi, andate sui viali, cantate una serenata all'ultima prosti- 
tuta nigeriana, anche se non capisce le parole è lo stesso, magari 
fatele ascoltare la radio, metto su una cosa afro". 

Tira una riga sulla mappa e arriva a Porta Saragozza. Il 
diseg7io è ormai intricato, assomiglia a una stella a otto punte. 
"Vedi - dice - ogni volta ridisegniamo il mondo di chi ci ascolta 
e di chi partecipa alle nostre missioni. Una persona media di 
questa città compie di solito lo stesso tragitto quotidiano dise- 
gnando un triangolo in cui il primo vertice è casa sua, il secondo 
la scuola o il posto di lavoro, il terzo la palestra o un altro luogo 
che frequenta abitualmente. La conoscenza della città per lui 
finisce lì. Noi cerchiamo di condurlo altrove, di aprire il suo 
spazio". 

Parla al plurale perché Luther non è lui solo. E' un nome 
collettivo, quello di un progetto underground internaziona- 
leU. 

Quest'altro Luther Blissett è un non- nome e un non-volto. La 



84 



sua faccia è la sovrapposizione dei visi di imiti ragazzi diversi 
La sua storia è l'incrocio delle loro vite: studenti fuori sede, 
artisti fuori circuito , cercatori di sensazioni fuori mercato. 
Invisibili: hanno sospeso la trasmissione piuttosto che farsi 
riprendere dalla troupe di Chiambretti. Interscambiabili: il 
Luther che tira le file del programma e degli spostamenti cambia 
secondo i tempi e gli umori, cambiano i luoghi di questa e altre 
città, dicono loro enunciando il principio della scienza pscicoge- 
ografica. 

Il Luther Blissett di stanotte manda in giro le sue pattuglie a 
intercettare le ultime persone in circolazione alle tre e venti per 
condurle al chiostro di Santo Stefano, ''perché e lì che vorremmo 
tutti quanti morire" . 

(...) rimane una voce, alle quattro meno un quarto, che copre 
la musica mentre sfuma e dice: "Anche Luther Blissett se ne va. 
Cercate l'ultima luce della notte e tenetela accesa per lui, fino 
alla prossima settimana e al prossimo viaggio, alla prossima 
identità e alla prossima vita" 3 . 

"Con il vocabolo città si indicano dei fenomeni fisici 
artificiali spesso incomparabili tra loro per le diversità nei 
modi d'uso che provocano in coloro che genericamente 
vengono definiti abitanti..." 4 , gli stessi che - visti dall'alto 
- sono punti in movimento su tracciati obbligati e soste da 
lampeggio. Essi, cioè noi che viviamo su direttive topo- 
grafiche nella Mappa Geografica Globale in para-cecità 
per automatici percorsi dove consumiamo parte della 
nostra vita... 



85 



"PSICOGEOGRAFIA": si. (dal gr. psychè, anima, ghè, 
terra, graphia, segno, descrizione). 

La parola psicogeografia appare per la prima volta con 
la presentazione saggistica di neologismo in uno scritto 
dal titolo Iter Aeternum ritrovato attorno al 1900 nel ca- 
stello di Blanchefort, nel sud della Francia, attribuito a 
Hugues de Payen. Nel testo che porta in calce la data 5 
marzo 1098, alla 'psychogéographie' si attribuisce il signi- 
ficato di scienza della descrizione del territorio fondata 
non soltanto sugli aspetti fisici che lo caratterizzano este- 
riormente, ma anche sugli stati emotivi che implica il suo 
attraversamento. (...) 

In epoche a noi più vicine il termine psicogeografia 
compare molto di rado: in una parte dell'Epistolario di 
Michelangelo; in una delle lettere di Robert Boyle e Johann 
Valentin Andrea e in un paio destinate a John Locke; Isaac 
Newton in una lettera a Fatio de Duillie, ma anche in un 
passo di dubbia interpretazione de La cronologia riveduta e 
corretta dei regni antichi; Victor Hugo in un'epistola segreta 
a Luigi Filippo; Jean Cocteau e Claude Debussy in uno 
scambio epistolare sulla scenografia di Pelléas et Mélisan- 
de. Pare infine che il termine compaia nelle pubblicazioni 
dei situazionisti francesi negli anni sessanta" 5 . 

Con un excursus piuttosto spericolato che comincia dai 
Templari e si conclude sulla probabilità che la psicogeo- 
grafia abbia parentele situazioniste, Luther Blissett qui 
silenziosamente denuncia il fastidio d'esser stato più 
volte ricondotto a quel movimento. Perché a lui/loro è 
certamente più che nota, per esempio, la famosa Teoria della 



86 



deriva diGuy E. Debord che scrive: "...la deriva si presenta 
come una tecnica di passaggio veloce attraverso ambienti 
diversi. Il concetto di deriva è indissolubilmente legato al 
riconoscimento di effetti di natura psicogeografica../' 6 . 

Uccidere i padri è una pulsione antica e Blissett non fa 
eccezione 7 . 

Questa mania del rifiuto di paternità (che poi in Blissett 
nei confronti del situazionismo è anche vaga) faceva dire 
a Horacio Solas: "La nostra vendetta consiste nel guidar le 
loro vite/ e obbligarli a copiare segrete frustrazioni,/ ma 
ogni notte, liberi, ci uccidono nei sogni" 8 e André 
Geucksmann: "...incontrerai per forza un padre, giacché 
non puoi essere il tuo proprio erede" 9 . E poi camminiamo 
tutti su strade già percorse, sia pure da idee inespresse, 
perché "L'umanità è un grande uomo che scrive senza 
tregua e si rilegge continuamente" 10 . 

In verità i padri di Blissett stanno nelle mille fenditure 
della storia, e sono talmente tanti che sarà meglio chia- 
marli input. Così - alla rinfusa - si scoprono schegge, 
pulviscoli, futuristi, anarchici, dadaisti, punk, situazioni- 
sti, prankester, spartachisti, nihilisti, cyberpunk, marxi- 
sti, beat, fluxus, splatter, transmaniaci. E ancora: scapi- 
gliatura, fantascienza, neoismo, noveaux philosophes, i 
maledetti francesi, trash, hackers... 

Tanti padri fanno nessun padre.. "Un Orfanotrofio che 
davvero sgomina le turbe proposte dal Manicomio e le 
supera (...) piantando un casino che assomiglia (...) al- 
l'ipercinetismo provocato da bio-neurotrasmettitori..." 11 . 

I filamenti storici e i ricorsi hanno in sé un che di ne- 
crofilo, d'asmatico, che arranca. 



87 



Qui invece siamo nella veloce corsa, nello sfuggire - 
come regola di vita - ai dispositivi dell'intercettazione. 
Compreso il nostro, se lo fosse o così venisse inteso. 



NOTE 

(1) L'orecchio mancante, Feltrinelli, 1970, p. 172. 

(2) John Handcock, Requiem per River Phoenix, in LUTHER 
BLISSETT, n. 0, Aprile/Maggio 1995. 

(3) L'assalto di radio Blissett, 3.2.1995. 

(4) Carlo Aymonino, // significato delle città, Laterza, 1975 p. 3. 

(5) Frammenti tratti da Che cos'è la Psicogeografia?, in LUTHER 
BLISSETT n. 0./ op.cit./ 

(6) Intemazionale Situazionista, n. 2, dicembre 1958, p. 19 e segg. 

(7) Cfr.: Luther Blissett, Guy Debord è morto davvero, CRASH Ediz., 
1995. 

(8) Los Hijos, trad. it. I figli, in Giovani poeti sudamericani, Einaudi, 
1972, p. 57. 

(9) / Padroni del pensiero, Garzanti, 1977, p. 28. 

88 



(10) A. Glucksmann, Ibid., p. 224. 

(11) Pina D'Aria, La surrazionalità, ovvero: della transmaniaca- 
lità; postfazione in Transmaniacalità e sihiazionauti, op. et., pp. 
119-120. 



89 



Epilogo 

PENULTIME PAROLE 



Sul piano una luna notturna sembrando sul monte, 
Il Saggio molti cervelli con uno l'ha vista: 
Dei suoi figli progetto che rimane protegge 

Occhi sole. 

Da un corpo innumerevoli seni, mani, fuoco. 

Nostradamus 1 



Incarcerati nelle definizioni, Luther Blissett propone un 
liquefarsi per dileguarsi. 

Arroganti e tellurici nella rivendicazione ossessiva 
identitaria, Blissett moltiplicando l'io traghetta oltre lo 
stagno, lontano dalla palude del suicidio. 

Idolatri della Grande Sorella, egli - nell'Essi - progetta di 
struccarla perché se ne veda il Teschio con tutti i suoi 
Vermi semoventi sulle telescriventi. 

Potrebbe essere un inizio per lo smantellamento di 
questa terribile realtà, parallela a quella che viviamo, che 
sovverte la nostra percezione del mondo. 

Demistificare. Palesare. Decontaminare. 

I Navigatori, in gruppo o solitari, veleggiano nelle situa- 
zioni. O così pare. 



91 



E' vero che li abbiamo avvistati ma - ignorandone la 
rotta - non sappiamo quando sbarcheremo, malgrado 
l'abbiamo già fatto inviando qualcuno a perlustrare l'in- 
terno e collaudare il funzionamento del Congegno. 

Difficile vedere: il mare è un'idea virtuale fumante di 
nebbia che vela l'orizzonte. 

Nell'estensione mentale del cyberspazio o a sessan- 
taquattromila chilobits/secondo sta viaggiando in rete 
forse l'ultimo sussulto contro il Dominio del Millenove- 
cento. 

C'è così tanta enfasi nel dirlo. E c'è una lucida ragione. 

E' che "sono scomparsi i grandi eccentrici, gli amori 
appassionati e irresistibili, gli odi eterni e inesorabili, le 
maledizioni drammatiche e le lodi spertica te: le situazioni 
si fondono, il caldo rossore e lo sguardo gelido si stempe- 
rano in un'indifferenza da spazio intermedio" 2 . 

E' questa interzona stravolta, frigorifera e immortale, lo 
spazio intermedio, che temiamo sul finire di questa cronaca 
negli ultimi anni dell'Era. 

Con quel residuo disincanto che dobbiamo a noi stessi 
e al lettore, possiamo al contempo dichiarare che ci piace 
non sapere se la Creatura Una e Multipla il cui nome - oggi 
- è Luther Blissett planerà, sbarcherà, agirà compiutamen- 
te domani, il prossimo anno o giammai. 

Ma dovevamo parlarne perché siamo convinti che esi- 
stere è chiedersi. 

E' un domandarsi nella salita che porta al Conflitto con 
quanto Stabilito. 

"Occorre buttare una bomba; occorre suscitare uno 
scandalo; ci vuole uno di quegli uragani che rinfrescano 



92 



l'aria", inquit Jean Cocteau. 

Arriveranno gli ultimi o i penultimi Antagonisti del 
nostro tempo e senza confini anagrafici di riconoscimen- 
to. 

Stanno arrivando. Li riconosceremo da quanto fin qui 
abbiamo ricostruito o intuito. 

Ma chi scrive non è tra quelli che aspettano-l'arrivo-dei- 
soccorsi. 

Ci siamo, con altri minuscoli compiti. 

Su l'Europa s'alza il monolite che nientifica la torre 
leggendaria edificata dagli schiavi di Sennaar. 

Sospesa al suolo. Metafora del concreto Controllo del 
"Nuovo Re del Mondo" in metamorfosi perenne che 
effonde subliminali Ultimati. 

Tra la sua mole e tutto il Resto le nostre penultime 
parole. 



NOTE 



(1) IV Centuria, XXI quartina. Cfr.: Petre Laroche-Mario Macio- 
ti, Sistemazione e interpretazione delle "Prophéties" di Michel de 
Nostredame, Ist. Naz. Studi Cinquecenteschi, 1909, p. 217. 

(2) }. Meyrowitz, op. et, p. 257. 



93 



Appendice I 

TUTTI I MANIFESTI NEOISTI 
DI HARRY KIPPER 

Traduzione di 
Luther Blissett 



IL POETA 



Il poeta è una creatura molto feroce. E' cugino di 
primo grado del gorilla. Insulta imperatori, re, 
principi, presidenti, primi ministri, come anche i loro 
parenti. Ha lunghi capelli incolti sulla testa e sulla 
faccia. Al posto delle unghie ha artigli lunghi e ta- 
glienti. Il poeta ha molte tasche in cui tiene penne, 
matite, blocchi di carta, taccuini, sigarette francesi e 
libelli di versi. E' un animale notturno. Col buio si 
riunisce in gruppi, grandi e piccoli, sui marciapiedi 
di fronte ai locali, dove programma readings e assas- 
sina di personaggi sia in prosa che in versi. Viene 
estratto a sorte chi deve fare il lavoro. Al poeta non 
piace T acqua, non si lava e non si cambia mai d'abito. 
Ha sempre sete, beve vino e liquori. La casa del poeta 
è in Russia e in Francia, soprattutto a Parigi. Alcuni 
vi sono stati importati dall'Inghilterra, dove sono 
temuti e odiati da tutte le persone per bene, e cacciati 
ovunque vadano. A papà i poeti non piacciono nean- 
che un pò. Dice che gli fanno fare brutti sogni. Ha 
dato ordine di catturarli e addomesticarli, affinché 
possano essere pubblicati da Penguin o da Faber & 
¥aber, e non ne farà entrare altri nel paese se potrà 
evitarlo. Se qualcuno entrerà di nascosto, papà gli 
sparerà come fa con orsi, anarchici, leoni di monta- 



97 



gna e altre bestie del genere. Papà dice che i poeti, i 
conigli e altri simili parassiti si moltiplicano indiscri- 
minatamente. Io faccio pratica tutti i giorni col mio 
nuovo fucile così quando sarò grande potrò sparare 
a quegli animali selvaggi. 



98 



CREATE POESIA 



Voi, prigionieri e ammanettati. Voi criminali, as- 
sassini, squartatori, accoltellatori, paria e reietti, al- 
zatevi e rivoltatevi. 

CREATE POESIA! 

Derelitto senza casa, i cancelli sfavillanti ti attirano, 
i musei ti allettano col loro tepore e la loro intimità, il 
pianoforte ti accarezza suadente l'orecchio, eppure 
per te i cancelli sono sbarrati, il ghiaccio e i sassi 
lacerano i tuoi piedi scalzi, sei salutato dall'abbaiare 
dei cani e dagli avvertimenti dei guardioni. Povero 
pazzo! Ecco là un museo, ecco il caldo, ecco il comfort 
dell'anima, entra e occupalo! Lascia che siano i so- 
vrintendenti a camminare per strada coi denti che 
battono. 

CREA POESIA! 

Voi specialisti del copyright, smettetela di fare i 
cani da guardia contro il plagio e la pirateria audio- 
visiva. E' criminale proteggere il nostro patrimonio 
culturale: da chi lo state proteggendo se non dal 



99 



mondo e, quindi, da voi stessi? Aprite gli archivi, e 
lasciate che i veri proprietari, cioè TUTTI QUANTI, 
entrino e facciano copie elettroniche della loro cultura. 

CREATE POESIA! 

Voi lacchè, smettetela di genuflettervi. E' una ver- 
gogna che un uomo debba essere schiavo. Guardate 
fino a che punto vi umiliate. I vostri figli deperiscono 
nell'oscura umidità del sottoscala mentre nel museo 
del padrone splende il sole della cultura. Spalancate 
le porte, lasciate che i vostri emaciati bambini entrino 
nelle gallerie, che le loro pallide gote riprendano 
colore, che i loro pesanti occhi s'illuminino. Lasciate 
che conoscano la letizia e il piacere che voi non avete 
mai provato. 

CREATE POESIA! 

Voi reietti, sconfitti, disprezzati! Alzatevi e distrug- 
gete la cultura che distingue tra una cima e un fondo. 
Alzatevi e dimostrate che siete superiori a Shakespe- 
are e ad Auden, che questi ultimi non sono degni 
della vostra attenzione nè del vostro disprezzo. 

CREATE POESIA! 



100 



Proprietari dei musei e case editrici! Se non resiste- 
rete all'eguaglianza allora tornate nei sottoscala, ne- 
gli angoli umidi. Noi risaliamo verso la luce, al sol 
della cultura. 

CREATE POESIA! 
SADE - GORTER - SOREL 
UT PICTURA POESIS. 



101 



LA CAPACITÀ DI SACCHEGGIARE 



La capacità di saccheggiare le possibilità intenzio- 
nali della lingua mediante la loro specifica concreta 
attuazione è propria di tutte le concezioni del mondo 
socialmente rilevanti. 

Il neoista non epura le parole dalle intenzioni e dai 
toni altrui, non uccide gli embrioni di pluridiscorsi- 
vità sociale in esse riposte, non elimina i volti lin- 
guistici che traspaiono da dietro le parole a varie 
distanze dall'ultimo nucleo semantico della Perfor- 
mance Globale del Neoismo. 

La lingua del neoista si dispone lungo i gradi di una 
maggiore o minore vicinanza al cosiddetto Io. Alcuni 
momenti della lingua esprimono esplicitamente le 
intenzioni semantiche ed espressive dell'Io, altri ri- 
frangono queste intenzioni, le fanno giocare con 
l'intenzione altrui. Il neoista non solidarizza fino in 
fondo con le parole che scrive e le accentua a suo 
modo: in modo umoristico, umorale, amorale, ab- 
normale, ironico, parodico. 



102 



Il neoista, in tal modo, può separare sé stesso dalla 
lingua, e si separa in vario grado dai suoi vari strati 
e momenti. Il neoista può servirsi della lingua senza 
darsi ad essa interamente, e la lascia semialtrui o del 
tutto altrui, ma nello stesso tempo la costringe a 
servire pur sempre le sue intenzioni. Il neoista non 
parla IN una data lingua, ma come ATTRAVERSO la 
lingua. Il neoista è essenzialmente uno stronzo, no? 



103 



IL GIOCO COI CONFINI DEI DISCORSI 



Nel suo dileggio della parola umana incancrenita 
nella menzogna, il neoista distrugge parodicamente 
le costruzioni sintattiche, riducendone all'assurdo 
alcuni momenti logici ed espressivi. Il distanziarsi 
dalla lingua per mezzo della lingua, lo screditare 
ogni diretta e immediata intenzionalità della parola 
ideologica come convenzionale, falsa e dolorosa- 
mente inadeguata alla realtà, raggiunge nel neoista 
una purezza prosastica quasi estrema. "Quasi estre- 
ma"? 

Ma la verità, contrapposta alla menzogna, nel neo- 
ista non riceve quasi mai una diretta espressione 
verbale-intenzionale, ossia la SUA PROPRIA parola, 
e risuona solo nell'accentuazione parodicamente 
smascheratoria della menzogna. La verità si ricosti- 
tuisce mediante la riduzione della menzogna all'as- 
surdo. Il neoista è stronzo forte. 

Ovviamente il neoista è essenzialmente un animale 
storico, socialmente concreto e determinato, e la sua 
parola è lingua sociale e non idioletto individuale. 



104 



Nella Performance Globale del Neoismo si svolge una 
lotta contro Tuffi cialità e i vari gradi di autoritarismo. 
Il neoismo presuppone il decentramento semantico e 
verbale del mondo ideologico, UNA CERTA 
PRECARIETÀ LINGUISTICA DELLA COSCIEN- 
ZA DI CLASSE CHE HA PERSO L'INDISCUTIBILE 
E UNITARIO MEZZO LINGUISTICO DEL PEN- 
SIERO IDEOLOGICO. UNA! CERTA! 

Il neoismo inverte la coscienza culturale, penetra 
nel suo nucleo, relativizza e priva dell'ingenua indi- 
scutibilità il sistema linguistico fondamentale del- 
l'ideologia. 

La coscienza linguistica del neoista è totalmente 
decentrata e relativizzata. RIPETERE 10 VOLTE: La 
coscienza linguistica del... 

Essa vaga liberamente tra le lingue alla ricerca dei 
suoi materiali, staccando con facilità (come faceva 
Ted Bundy) qualsiasi materiale da qualsiasi lingua 
ed associandolo alla propria. 

Alla menzogna accumulatasi nella lingua di tutti i 
generi canonizzati e nella lingua di tutte le professio- 
ni, i ceti e le classi riconosciute, si contrappone non la 
verità diretta, ma l'allegro inganno neoista come 
giustificata MENZOGNA AI MENTITORI. 



105 



Il neoista a nulla è fedele e tutto tradisce, fedele solo 
ad un orientamento antipatetico e scettico. Quando 
parla o scrive, libera la parola dal greve patetismo 
che l'opprime e da tutti gli accenti necrotizzati, in un 
certo senso SVUOTANDO la parola. Il neoista è, 
diciamolo, uno stronzo. 



106 



BARRY ERA UN OMONE CORPULENTO 



Il neoismo è metamorfosi. In esso è contenuta l'idea 
dello sviluppo, ma di uno sviluppo non lineare, bensì 
a sbalzi e a snodi, quindi una determinata forma di 
SERIE TEMPORALE. 

Sulla base del neoismo si crea un tipo di raffigura- 
zione della totalità della vita umana nei suoi fonda- 
mentali momenti di rottura e di crisi - e di crisi della 
crisi, anche. COME UN INDIVIDUO DIVENTA UN 
ALTRO. Luther Blissett è una serie di immagini 
radicalmente diverso dello stesso uomo/ donna [Wo/ 
man], unite nel Multiple Name come epoche e tappe 
diverse della sua vita. Forse qui non c'è un divenire 
nel senso esatto del termine, ma crisi e rigenerazione 
- e rigenerazione della crisi, anche. 

La vicenda del Multiple Nume non si svolge nel 
tempo biografico: essa raffigura solo i momenti ec- 
cezionali, del tutto insoliti nella vita umana. Il dila- 
tarsi nel tempo di questi momenti porta non alla 
semplice conferma dell'identità, ma alla costruzione 
di sempre nuove immagini di Luther Blissett. Luther 
Blissett è il più stronzo di tutti i neoisti. 



107 



Si può dire che Luther Blissett e gli eventi cruciali 
della sua vita siano FUORI DELLA QUOTIDIANI- 
TÀ. Egli vi irrompe come una forza estranea, a volte 
si mette la maschera della quotidianità, ma in sostan- 
za non è determinato da essa. Il più delle volte 
Blissett è un furfante che cambia personalità, non 
occupa alcun posto determinato nella vita di ogni 
giorno e gioca con essa, senza prenderla sul serio. 

Luther Blissett non conosce alcuna divisione tra 
interno ed esterno. Luther Blissett è un fottuto figlio 
di puttana. 



108 



LE PIETRE CHE TI COLPIRONO 



Le pietre che ti colpirono e ti strapparono all'amore 
dei tuoi cari privando tutti del tuo esempio di onestà, 
di abnegazione per il bene comune non cancelleran- 
no mai il ricordo di te e la tua vita, purtroppo, 
continuerà in tutti. 

Il volo spaziale non può attenuare la pressione su 
un pianeta troppo affollato, neppure con le astronavi 
di oggi e probabilmente neppure con quelle del 
futuro, perchè gli stupidi non lasciano le pendici del 
loro vulcano neppure quando comincia a fumare e 
brontolare. Il volo spaziale serve solo a portare via i 
cervelli migliori: quelli abbastanza intelligenti per 
vedere una catastrofe prima che accada e abbastanza 
coraggiosi da essere disposti a pagare il prezzo, cioè 
ad abbandonare la patria, la ricchezza, gli amici, i 
parenti, tutto, e ANDARE VIA. Si tratta di una minu- 
scola frazione dell'I %. Ma è sufficiente. 

Se ogni migrazione proviene principalmente dal- 
l'estremità destra della curva d'incidenza normale 
della capacità umana, allora agisce come sistema 
selezionatore, grazie al quale il nuovo pianeta pre- 



109 



senterà una curva a campana con una media di 
intelligenza molto più elevata di quella della popola- 
zione da cui provengono gli emigranti. Sarà un mon- 
do neoista, mentre il vecchio pianeta risulterà in 
media, quasi impercettibilmente più stupido. LA 
SCELTA DI UNA NUOVA DEGENERAZIONE, do 
you remember? Sono contento che lo Shuttle sia 
esploso. Oh, sì! 



no 



IL MIO PRIMO ISTINTIVO PENSIERO 



Il mio primo istintivo pensiero fu che Stewart e Pete 
fossero diventati pazzi, ma subito, grazie all'intuito, 
vedendo l'orrore che si riversava fuori di là, mi resi 
conto che non erano affatto impazziti. Avevano sem- 
plicemente fatto un'azione logica e ragionevole per 
affrettare un confronto... e se, in qualche modo, gli 
antineoisti ci stavano guardando, registrando le no- 
stre abitudini, allora erano stati particolarmente fur- 
bi ad afferrare un lanciagranate e sferrare un attacco 
frontale senza preparazioni di alcun genere. Si tratta- 
va di quel tipo d'azione che nella teoria del gioco è 
assolutamente d'obbligo; soltanto in questo modo 
un dilettante può occasionalmente battere un maestro 
di scacchi o almeno costituire per lui una seria 
minaccia. ..facendo le mosse sbagliate, dimostrando- 
si imprevedibile. 

"Vivere?" chiese Luther. "Continuare a vivere? E 
per quanto pensate che potremo riuscirci se non ci 
decideremo a compiere un gesto disperato?". 



ni 



È L'ARTE DELL'ANFIBOLOGIA 



L'arte di gettare con un colpo solo qualcosa in due 
direzioni diverse implica forse che ambedue queste 
direzioni siano chiare per chi osserva? Se si inizia con 
una scena forte il pubblico non diventa forse troppo 
esigente? 

Il neoismo si rivela come un luogo delle trasforma- 
zioni, o addirittura come una sorta di laboratorio 
spirituale. La Performance è uno spàzio vuoto non 
perchè disabitato, sgombro o lacunoso, ma perchè da 
essa può emergere sempre qualcosa di imprevisto, 
può affiorare un messaggio o una possibilità nuova. 
Tutto ciò ha a che vedere con le realtà di tipo mentale, 
sembra lontano dalla concretezza della storia, ma 
non è vero. Sarebbe, al contrario, una rinuncia alla 
concretezza storica proprio il volersi limitare ai soli 
fatti precisi, comodamente classificabili, enumerabili 
nella loro materialità. 

La grandezza del neoismo non sta nella sua appar- 
tenenza alla corrente principale del suo tempo, alla 
più visibile. Sta proprio in quel suo essere in un'ansa 
a parte. Non rispecchia le grandi trasformazioni della 



112 



società che lo ingloba, ma catalizza valori altrove 
minacciati o esiliati. 

Se davvero, parlando del neoismo, volessimo par- 
lare in termini di rispecchiamento, dovremmo dire 
che il neoismo è certo inadatto a rispecchiare il glorioso 
destino della democrazia, ma adattissimo ad accogliere 
l'impronta del suo rovescio: gli scompensi, lo spae- 
samento, le ferite che l'estendersi della logica mag- 
gioranza/minoranza procura all'individuo. 

Cos'è, esattamente, un'inverosimiglianza che non 
viene avvertita? E' inverosimiglianza agli occhi di 
CHI? 



113 



Appendice II 

INTERVISTA 
A LUTHER BLISSETT 

Traduzione di 
Luther Blissett 



da: Flick Ov De Switch no.3, marzo '94, 
Cambridge, UK. 



AN EVENING IN THE GREENWICH 
PARK WITH LUTHER BLISSETT 

di Karen Eliot 

"Alle 16 .40 di giovedì 15 febbraio 1894, si sentì una grossa 
esplosio?ie vicino al Royal Observatory , al Greenwich Park. 
Quando un custode e alcuni studenti giunsero sul posto trova- 
rono un uomo ridotto molto male ma ancora vivo. Il suo braccio 
sinistro era esploso ed aveva un grande buco nello stomaco da 
cui gli uscivano le viscere. Morì poco dopo. Fu chiamata la 
polizia, che non ci mise molto a concludere che l'uomo portava 
con sé una bomba difettosa. I documenti trovatigli addosso, 
compresa una tessera dell'Autonomia Club, lo identificarono 
come Martial Bourdin, uno tra i più conosciuti anarchici di 
Londra" 

John Quail, The Slozv Burning Fuse 



Ho incontrato Luther Blissett, l'affossatore neoista dell'ar- 
te, al Martial Bourdin Memorial Day, il 15 febbraio. 

La London Psychogeographical Associai ion aveva orga- 
nizzato una deriva a Greenwich in occasione del centena- 
rio dell'esplosione. Blissett stava distribuendo un volan- 
tino dal titolo: "Abolire il tempo assoluto", e gliene erano 



117 



rimasti pochi. Il testo diceva: "Oggi non stiamo celebrando 
solo i 100 anni dalla morte di Bourdin, ma anche i 110 
trascorsi da quando la borghesia internazionale unì lo 
spazio e il tempo - Al meeting di Washington 22 paesi 
votarono a favore dell'adozione del meridiano di 
Green wich. Solo la Repubblica Dominicana votò contro la 
proposta. Questo avvenne dopo l'Atto di definizione del- 
l' Orario [Definition of Time Act] (1880), che aveva fatto 
dell'Ora di Greenwich la sola ora legale in Gran Bretagna. 
Questa è divenuta oggi l'Ora borghese, dal momento che 
l'Ora di Parigi (9'26 M più indietro di quella di Greenwich) 
è stata abrogata nel 1978. Newton sapeva quanto è im- 
portante l'orario per esercitare il dominio, e le revisioni di 
Einstein furono formulate in modo da mantenere 
l'assolutismo newtoniano [...]". 

Il volantino era firmato: LUTHER BLISSETT, c/o 
Infoshop56a Crampton Street, London SEI 7. Gli ho chiesto 
se era lì che lo si poteva reperire fisicamente, e mi ha 
risposto di no, che aveva lì una specie di mailbox e che ci 
passava una volta al mese o poco più spesso. 

Mentre Fabian Tompsett dell' Unpopular Books, con oc- 
chiali 3-D e una rete da pesca sulle spalle, si faceva 
fotografare da una redattrice di Rouge, Blissett mi ha ac- 
compagnata al chiosco del parco, dove ci siamo seduti a 
bere una tazza di thè. 

"Vedi", mi ha detto "la bomba scoppiò tre giorni dopo 
quella di Emile Henry al Café Terminus di Parigi. Pensa 
che l'intenzione di Bourdin era quella di fare esperimenti 
col tritolo nella foresta di Epping, ma suo cognato H.B. 
Samuels lo convinse a venire a Greenwich. Samuels era un 



118 



anarchico molto in vista, forse TROPPO in vista, tanto che 
David Nicholl lo credeva un poliziotto infiltrato... Una 
storia molto triste, anche se non ho ancora ben capito che 
insegnamento trarne, a parte quello ovvio del non scher- 
zare con gli esplosivi". 

"Ma perchè proprio Greenwich?", ho chiesto. 

"WelL.Il fatto che Bourdin sia morto in un posto così 
pregno di significati rituali (non solo per la Massoneria, 
ma anche risalendo più indietro nel tempo) ha suggerito 
a Fabian e agli altri che il suo decesso fosse un tipico 
assassinio rituale massonico...". 

A quel punto siamo stati interrotti dal sopraggiungere 
del primo codazzo, che tornava da una deriva di oltre due 
ore intorno all'Osservatorio. Stewart Home aveva un 
cappello da pescatore, con tanto di ami, e stivali di gomma 
alti fino all'inguine. 

Blissett ha proseguito: "...In effetti, l'Osservatorio è 
stato costruito da Sir Christopher Wren, che era massone. 
Faceva parte della Loggia di S. Paolo, che si incontrava 
nell'omonimo camposanto. Come architetto della Catte- 
drale di St. Paul, Wren divenne esponente di spicco del 
movimento fondato dal suo predecessore Inigo Jones, 
l'architetto che aveva introdotto in Gran Bretagna l'archi- 
tettura rinascimentale, costruendo la Queen's House, che 
è proprio giù dal colle scendendo dall'Osservatorio. Si- 
gnificativo, no?". 

"Ehm.. .Non potrebbe trattarsi di semplici coinciden- 
ze?", l'ho quasi implorato, sapendo com'è quando parte 
con queste retrospettive. 

"EEeeErrrrrrr...Uhm, non sono un pò troppe queste 



119 



coincidenze?". Il sole iniziava a tramontare, e il secondo 
codazzo (inclusi Fabian, Tony You Drive e Lou TheFireman 
della LPA) stava per partire in perlustrazione. Ho cercato 
di cambiare argomento, e ho chiesto a Luther cosa stesse 
preparando per Testate. 

"Credo che andrò in Italia, più precisamente vicino al 
confine con la Slovenia, che in Inghilterra molti continuano 
a confondere con la Slavonia... E' un posto strano, la 
Venezia Giulia, e alcuni amici potrebbero ospitarmi...", e 
qui ha aperto l'agenda e ha iniziato a leggermi una sequela 
di nomi di mail-artisti italiani e austriaci che sembravano 
nomi di malattie esotiche. 

Gli ho detto: "For God's Sake, lascia perdere... Non 
intendevo chiederti delle tue vacanze, ma dei progetti 
artistici o anti-artistici...", ma a quel punto è arrivato 
Home, che si è seduto con noi e ha iniziato a parlare di 
termodinamica, almeno credo... 

"Di', li hai visti gli sbirri?", gli ha chiesto Luther. E ha 
puntato il dito verso l'Osservatorio. Ci siamo girati e 
abbiamo provato a mettere a fuoco gli sguardi, ma non 
abbiamo visto nessuno. 

"Quali sbirri, Harry?", ha chiesto Home. Blissett non ha 
risposto, si è alzato ed è andato sotto uno dei vicini faggi 
a confabulare con un tipo della cui presenza non mi ero 
accorta fino ad allora, avvolto in un pastrano grigio. 

Ho chiesto a Stewart chi fosse, e lui si è quasi scanda- 
lizzato: "Come, non lo hai mai visto? E' Ralph Rumney!". 

"I beg your pardon?". 

Gli occhi gli sono quasi schizzati dalle orbite: "Questo è 
incredibile! E' il fondatore del la prima LPA, quella che nel 



120 



'57 confluì nèirinternazionale Situazionista!". 

Probabilmente avevo fatto una terribile gaffe, così sono 
corsa ai ripari: "Oh, è vero! Ma io sto sempre a Cambridge, 
le facce non le conosco...". E Home ha iniziato a raccontar- 
mi della deriva fatta dalla LPA a Ca mbridge il 27 novembre 
scorso, di cui testimonia un libello edito dall'Unpopular 
Books, The Great Conjunction. Mi stava dicendo cose tipo: 
"Il melo piantato nel cortile del trinity College è figlio 
dello stesso melo da cui è caduto il frutto che ha ispirato 
a Newton la teoria della Gravità...", ma a quel punto 
Blissett è tornato e, inaspettatamente, mi ha chiesto di 
accompagnarlo a casa col mio scooter. Incredibile, visto 
che quasi nessuno sa dove abiti, ma provvidenziale, visto 
che potevo finire la mia intervista, o forse sarebbe meglio 
dire che potevo cominciarla. 

"Dove devo portarti?". 

"A Leicester", mi risponde. 

"Non so se ho abbastanza carburante", ho fatto per 
dirgli, ma mi stava già rovistando nelle tasche cercando la 
chiave, dicendo "Guido io, se non hai niente in contra- 
rio!". 

Abbiamo salutato Stewart, che stava offrendo un thè al 
vecchio Rumney, e ce ne siamo andati. Durante il viaggio 
Blissett, incurante del vento ghiacciato che gli sferzava il 
volto, ha continuato a parlarmi di massoneria e architet- 
tura, di Sir Walter Raleigh, dell'ammiraglio Anson, della 
Leyline che va dalle grotte di Chiselhurst alla statua di 
James Wolf presso l'Osservatorio, dicendo che la LPA 
avrebbe organizzato per il Primo Maggio un picnic 
all'Abney Park Cemetery di Stoke Newington, dove la 



121 



direttrice finisce, e via così. 

Da qui in poi mi autocensuro, perchè Blissett mi ha 
pregato di non fare alcun cenno, neppure approssimati- 
vo, alle vie per cui si giunge a casa sua. A dir la verità, non 
mi ha neppure fa tto salire nel suo appartamento, ma mi ha 
portata in un locale a due blocks di distanza, il C* * * . Anche 
qui, ho brancolato nel buio dei discorsi di Blissett, e non gli 
ho cavato di bocca alcuna anticipazione sui suoi progetti 
futuri, tranne la laconica constatazione: "I fottuti sbirri mi 
stanno sempre addosso../'. 

Infatti è dall'uscita di Pure Mania (la scanzonata 
parodia-pastiche dei romanzi di Stewart Home, che a loro 
volta sono parodie di quelli di Richard Alien) che Blissett 
colleziona denuncie e querele. Investite un gatto nel più 
oscuro vicolo del West End in una notte piovosa, e state 
sicuri che la denuncia arriverà a Blissett. 

"Cosa intendi fare a questo proposito?", gli ho chiesto. 

"Uhm, troverò qualcosa, vedremo...", poi ha iniziato a 
parlarmi di Tony Pancake, nome inglese di Anton 
Pannekoek, l'astronomo rivoluzionario olandese. 

"Il centenario della morte di Bourdin coincide con l'an- 
niversario della nascita di Tony Pancake, prova vivente 
che non tutti gli astronomi sono occultisti monarchici 
reazionari... Pancake criticava sia il parlamentarismo che 
l'unionismo, e attaccò il materialismo volgare di Lenin nel 
suo Lenin filosofo. Il suo libro del 1941, / consigli operai, 
influenzò i situazionisti, che però andarono oltre il 
consiliarismo...", e a questo punto Blissett ha estratto dal 
portafogli una paginetta ripiegata e stropicciata, e ha 
letto: "Lasciamo perdere il consiliarismo, ideologia 



122 



contemplativa e derivazione degradata delle scienze na- 
turali, che porterebbe ad osservare la comparsa della 
rivoluzione proletaria quasi si trattasse di un'eruzione 
solare. E' una frase di René Riesel. Vuoi bere 
qualcos'altro?". 

Abbiamo ordinato una tazza di punch caldo, e io ho 
guardato l'orologio. Luther ha detto: "Sono le 9 p.m., ma 
avrai capito che questo non significa molto...". Poi è 
risprofondato in un soddisfatto silenzio, finché non ab- 
biamo finito il punch. Ci siamo salutati e lui si è incammi- 
nato verso casa. 



123 



Indice 



LA COSPIRAZIONE p. 5 

INCIPIT: Dei Navigatori " 7 

I - LE CONDIZIONI 

PER L'ARRIVO DEI NAVIGATORI " 13 

II - GENERAZIONI 

COME TERRITORI DI CONQUISTA " 25 

III - LA CONFUSA FIGURA " 37 

IV - MR. LUTHER BLISSETT " 59 

V - LA PROVA GENERALE " 67 

VI - MR. KIPPER, LUTHER DEI LUTHER " 75 

VII - PSICOGEOGRAFIA DELLA VITA " 81 

Epilogo: PENULTIME PAROLE M 91 

Appendice I: TUTTI I MANIFESTI NEOISTI 

DI HARRY KIPPER " 95 

Appendice II: INTERVISTA A LUTHER BLISSETT " 1 15 



125 



NUOVI MESSAGGI NUOVI LINGUAGGI 



tybet... 

ALICE CIBERNETICA 

dallo specchio al video del computer di Pino Blasone 
LA LEGGENDA DEI FANTASMI 

un domani imminente nella giungla conradiana di Vanni De Simone 
FLATLINE ROMANCE 

storie di realtà virtuali in un mondo cyberpunk di Pina D'Aria 

HITLER-WARHOL EXPERIENCE 

pop-hard-opera di Lorenzo Miglioli 

ANNIHILATE THIS WEEK 

storie punk nel cyberspace di Jumpy Helena Velena 

GAMBLING 

un gioco d'azzardo nelle realtà virtuali di Barbara Sommariva-Giorgio M. Schiavina 
UCRONIA TECHNO-GLAD 

Il ritorno di Lola Lupa nei panni di Madam di Pina D'Aria 
CYBERPASS 

Punto d'accesso dalla macchina allo spirito di Vanni De Simone 
I PRIGIONIERI DELL'IDENTITÀ 

Del futuro già diventato ! presenterà plurilinguismo e tribalismo di guerra di Valerio Giovetti 

Esploratori dell'utopia 
i precursori della fantascienza 
la progenie Cyborg 

IL SOGNO DI JOHN BALL 

Una storia onirica che riporta al passato in nome dell'utopia di un riscatto futuro 
di William Morris Traduzione di Vanni De Simone 



R.U.R. (Rossum's Universal Robots) 

Da dove nacque la progenie del cyborg di Karel Capek a cura di Vanni De Simone 

V J 



r 



Pertorsi Synergon 



LE TECNOLOGIE DELL'INTELLIGENZA 

il futuro del pensiero nell'era dell'informatica di Pierre Lévy 
Traduzione di Franco Berardi 

SOPRAVVIVERE ALLO SVILUPPO 

Rap Poesia Comunicazione a cura di Enzo Crosio 

MA COSA CE' DA RIDERE? 

Appunti sul mistero della comicità contemporanea 

e dell'uomo ridente sul finire del secolo di Gregorio Scalise 

I CRISTALLI SOGNANTI 

Frammenti di Universo - Prolegomeni a un romanzo scientifico 

di Bruno Giorgin 

GOD SAVE THE CYBERPUNK 

Dichiarato morto al centro dell'impero prospera nelle colonie di Mafalda Stasi 
GEORGE ORWELL E I MONDI VIRTUALI 

La pratica erotica come principale elemento utopico in 1984 
di Valerio Zecchini 

LA RICCA SIGNORA CHE FU POETESSA 

Bologna: dove spesso accade prima che altrove di Anke Schaeffers 
TRANSMANIACALITA' E SITU AZIONAUTI 

Senza il cyberpunk tra le luci e le ombre del reticolo multimediale 
di Roberto Bui 

PERCHÉ BERLUSCONI NON POTEVA PERDERE 

Cadaveri eccellenti & tangenti che hanno portato la Seconda Repubblica 
di Remo Mazzacurati 
FISICA RARA 

Nello spazio e nel tempo della fisica non meno misteriosa della magia 

o meno enigmatica dell'occulto di Alberto Gambalunga 

TALK SHOW SYSTEM: IL PASTONE DELLE IMMAGINI TV 

la società delle immagini verso la putrefazione di Gregorio Scalise 

CAR-NET: TAPPETI VOLANTI E SCIVOLI GIGANTI 

dall'Auto-Mobile alla Car-Net, l'evoluzione della mobilità di Oscar Marchisio 



Finito di stampare nel mese di giugno 1995 
da Litosei Srl via Bellini 22/4 Rastignano (BO) 
per conto di Synergon Srl via Frassinago 27 - 40123 Bologna 



Dove si nasconde la "teppaglia" decisa a cam- 
biare le regole del gioco, anzi il Gioco? Dove 
sono finiti gli Angeli? 
Perché non si fanno vivi i Demoni? 

Negli interstizi della Modificazione, negli intervalli della 
realtà catodica, ORA le Anomalie possono essere ram i fica- 
te adattandovi strategie fluttuanti, ambigue, non facil- 
mente individuabili. 

All'orizzonte si delinea l'arrivo di un'entità collettiva, 
assunta da chiunque alla sua azione si riconosca e il cui 
nome è LUTHER BLISSETT. Una volta avvistata, questa 
entità antagonista produce l'urgenza di collocarla e preve- 
derne la prossima mossa. Ma è qui, nell'incollocabilità e 
nella sorpresa, che LUTHER BLISSETT avvince e scompi- 
glia fomentando il panico, il confondimento, la 
disarticolazione delle analisi. 

L'impossibilità di possedere la creatura una e multipla 
LUTHER BLISSETT, permette soltanto di indicarne l'arri- 
vo come tromba d'aria i cui effetti potranno (forse) essere 
quantificati soltanto quando sarà transitata. 



Gilberto Centi è nato a Roma, ma svolge a Bologna 
Fattività di scrittore, giornalista e recensore letterario. 
E' l'ideatore di Bologna e i suoi poeti, antologia della poesia 
a Bologna. Ha collaborato a radio "storiche" come Radio 
Alice e ha pubblicato racconti e poesie su varie riviste tra 
cui TewpOrali. 



I. 12.000